Stai Lucio, stai…
“E’ morto Lucio Dalla”. Un infarto in Svizzera e se ne va. Così.
Ma non si può dare una notizia del genere, così. Insomma, c’è bisogno di tempo per sedimentare la notizia. Non puoi venirlo a sapere mentre leggi di sfuggita della TAV, dei NO-TAV, della minaccia anarchica, del fisco, del derby. Lucio Dalla muore, con lui se ne va una certezza granitica e lo venite a dire così. Se l’Australia si trasferisse al Polo Nord fareste lo stesso? Non sono cose che si dicono senza un minimo di preambolo.
Bisogna tener conto dell’impatto devastante e di come si inonderanno i social network delle sue canzoni, delle sue foto, dei suoi video. Una marea montante che travolgerà tutta la superficie della rete, in un frenetico tentativo d’incassare il colpo. Si strapperanno lacrime e disapprovazione, rammarico e sospiri agitati, che rimarranno però a pelo d’acqua perché non è stato dato il tempo necessario per vedere arrivare la frase “Lucio Dalla è morto d’infarto in Svizzera”.
Ecco, poi c’è la storia della Svizzera. Da quella specie di limbo fiscale e temporale, riempito a forza di sogni e conti in banca protetti da sguardi indiscreti, non può arrivare una notizia così ferale. L’ultimo capitolo della storia di Dalla non può finire in Svizzera. Semplicemente perché non c’è nulla di svizzero nella morte di Dalla. Non è una notizia che ci si aspetta venire da quelle terre. Non si può vedere crollare un muro del nostro immaginario collettivo e pensare che la causa sia un infarto in Svizzera. Lì ci si va per curarsi, per fuggire ma di certo non ci si va per…
Morire d’infarto. A meno che, non si sia stanchi.
Lyndon



