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Mar 01

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“E’ morto Lucio Dalla”. Un infarto in Svizzera e se ne va. Così.

Ma non si può dare una notizia del genere, così. Insomma, c’è bisogno di tempo per sedimentare la notizia. Non puoi venirlo a sapere mentre leggi di sfuggita della TAV, dei NO-TAV, della minaccia anarchica, del fisco, del derby. Lucio Dalla muore, con lui se ne va una certezza granitica e lo venite a dire così. Se l’Australia si trasferisse al Polo Nord fareste lo stesso? Non sono cose che si dicono senza un minimo di preambolo.

Bisogna tener conto dell’impatto devastante e di come si inonderanno i social network delle sue canzoni, delle sue foto, dei suoi video. Una marea montante che travolgerà tutta la superficie della rete, in un frenetico tentativo d’incassare il colpo. Si strapperanno lacrime e disapprovazione, rammarico e sospiri agitati, che rimarranno però a pelo d’acqua perché non è stato dato il tempo necessario per vedere arrivare la frase “Lucio Dalla è morto d’infarto in Svizzera”.

Ecco, poi c’è la storia della Svizzera. Da quella specie di limbo fiscale e temporale, riempito a forza di sogni e conti in banca protetti da sguardi indiscreti, non può arrivare una notizia così ferale. L’ultimo capitolo della storia di Dalla non può finire in Svizzera. Semplicemente perché non c’è nulla di svizzero nella morte di Dalla. Non è una notizia che ci si aspetta venire da quelle terre. Non si può vedere crollare un muro del nostro immaginario collettivo e pensare che la causa sia un infarto in Svizzera. Lì ci si va per curarsi, per fuggire ma di certo non ci si va per…

Morire d’infarto. A meno che, non si sia stanchi.

Lyndon

Giu 07

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Ho sentito dire che probabilmente Michele Santoro non sarà presente con il suo Annozero nei palinsesti RAI della prossima stagione, e che, sempre con il beneficio del dubbio, avrebbe addirittura già concluso una trattativa per migrare su LA7 con tutta la sua redazione. Su questa emittente, infatti, gli sarebbe garantito il diritto di proseguire con il genere, a lui congeniale, della docufiction, come la chiamano gli addetti al settore.

Ma non sono sicuro di tale informazione. Voi ne sapete per caso qualcosa?

Non riesco a trovare altre notizie in merito e purtroppo non credo che i media si interesseranno molto alla cosa.

Nemmeno si stesse parlando della scelta della sua prossima velina bionda …

Quello della foto

Mag 04

“Un centinaio tra dischetti, cd e dvd. Almeno dieci hard disk, le memorie che contengono i segreti dell’organizzazione. E cinque, potenti computer” (La Repubblica – 5 maggio 2011 da “Tutti i segreti di Al Qaeda nel covo di Bin Laden” di Angelo Acquaro)

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 … ma non si fatica a trovarlo riportato anche  su molti quotidiani e blog nostrani.

Non volendo io credere all’ipotesi che l’odiato barbuto si fosse ridotto a salvare informazioni sul celebre supporto dell’illustrazione qui sopra (anche per la convinzione che sia piuttosto difficile trovarne in quantità quando vivi in mezzo al deserto), ho deciso di risalire un po’ più su nella catena della disinformazione mondiale: qui e qui ad esempio.

Non nascondendovi anche un brivido di simpatia per il “turbantato” di cui sopra nell’eventualità che l’ipotesi potesse rivelarsi fondata (pensavo: “sai che culo a salvarsi l’intera planimetria del WTO su un floppy!), penso però di potermi avventurare nella traduzione del “thumb drive” citato e cavarmela liberamente con un “pennetta USB”…e che cazzo!

Paolo il “cotenna”

Nov 03

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Manca poco a Natale e mi ricordo quando eravamo pieni di strafottente speranza. Convinti che tutto ormai ci fosse dovuto. Riscattare le umili origini, comprarsi una vacanza da ricchi, un’educazione per i propri figli, vederli conquistare il cuore di una bella bionda americana, quasi a rifarsi dello sbarco e della cioccolata.

Dimenticarsi la vecchiaia e vivere sempre da giovani rampanti. Godersi la vita senza stare a pensare a cosa sia veramente vivere, leggeri, spensierati. Certi che il domani sarebbe stato nostro.

La modernità presa così come veniva. Al diavolo tutto quello che avrebbe causato. Al diavolo le convenzioni e la tradizione, basta che se magna che se stia sempre come in vacanza. E va bene pure il figlio frocio. Che poi frocio, moderno, bisessuale, che ha viaggiato, che ha visto il mondo, che è stato con gli uomini e con le donne, che ha provato tutto, senza lasciarsi nulla indietro.

Quando si viveva al massimo.

Ora è tutto finito. I soldi sono finiti, Milano non è più da bere e sembra non voglia più fare invidia all’Italia e al Mondo, sembra voglia soltanto guardare a se stessa e fuori tutti gli altri. Cortina non è più un sogno realizzato ma una tappa bruciata e ora che vorremmo di meglio non possiamo nemmeno più sognare. Il mondo è ormai troppo piccolo, in vacanza siamo già stati ovunque, quel vuoto l’abbiamo riempito, ora dovremmo tornare a casa ma ci siamo accorti che al di là del salotto e del televisore HD, della payTV, del calcio in poltrona, non c’è più una casa a cui vogliamo tornare. Qualcuno l’ha fatta fuori, magari ci ha messo dell’immondizia, lucrandoci su. Ci aperto un giro di escort. Ci ha ammassato come merce degli immigrati clandestini. Ci ha strangolato qualcuno. Ci ha nascosto dei soldi.

Che popolo è quello che cerca costantemente una eterna vacanza da se stesso?

Lyndon

intersettiva.it