Mappismo IntersettivoArchivi

Mag 25

004.jpgLo sappiamo bene. La nostra proverbiale freddezza, lo humour sofisticato e un minimalismo cronico sposato ad una naturale propensione all’isolamento e al silenzio ci hanno reso fin troppo spesso collocabili in una sfera culturale che potremmo definire, senza ora dover entrare necessariamente nel dettaglio, “nordici”. Pur riconoscendoci in parte in questa descrizione, è proprio pubblicando la foto seguente che vogliamo dare visibilità alla rotondità della nostra natura profonda, e ovviamente voce a tutti coloro che se ne infischiano delle inutili e inconcludenti limitazioni geografiche e definizioni culturali.

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Manolito ci invia una foto dal suo ufficio di Manaus nel cuore dell’Amazzonia brasiliana, dal quale, ci racconta, ci segue con costanza ed attenzione. La lettera che accompagna la foto è lunga, in spagnolo come il messaggio della foto e non in portoghese che nessuno di noi qui parla (ma dove le trovate tutte queste informazioni su di noi?), e ci racconta un sacco di cose interessanti. Scanzonata ed allegra come solo il popolo verde oro sa essere, è la migliore dimostrazione per noi di aver valicato tutti gli steccati ed i confini tra popoli, culture e nazioni.

Obrigado Manolito! 

 INTERSETTIVA loca y sambeira

Mag 05

Tra cupole di vetro calate dall’alto e casette regalate credo sia necessario prendere una boccata d’aria e sperare che il “lato oscuro” non si impossessi di noi.

Per questo trovate di seguito qualche divertente filmato e alcuni link che spero possano curare i vostri/nostri accessi d’ira.

- noi di Intersettiva ce ne siamo sempre accorti: pur adorando le mappe è solo grazie a Carolina Scintilla che non ci perdiamo durante i nostri reportage in giro per il mondo. Finalmente qualcuno è in grado di spiegarci il motivo…

- se passate a Londra non perdetevi questa mostra. E magari portateci anche un pensierino!

- sempre dalla terra di Sua Maestà un altro interessante sito della BBC sulla bellezza delle mappe

E per finire due video:

- un veloce giro del mondo

 - e un capolavoro

Saiola

Mag 05

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It would be really nice if someone from Greenland (not necessarily a native - or better, we should say someone connecting from there) would come and take a look to our blog even just for a few seconds. We need to light up the silhouette (it’s not really a map what we see) of this deceptively-named land on the monthly Google Analytics Report.

Please! We do care about it. 

An attempt to a coherent even if  schematic Inuit translation: 

quviasuktittiniq inniatuq timiptingni unikkaaq. nakullavuk

A Danish version (hopefully) of the former request to be intended as a diplomatic gesture. We support Greeland’s Indipendence 

Det ville virkelig være rart, hvis nogen fra Grønland (og ikke nødvendigvis en indfødt) ville komme og tage et kig på vores blog bare et par sekunder. Vi er nødt til at lyse op i silhuet (det er egentlig ikke et kort, hvad vi kan se) af denne bedragerisk-navngivne lande på den månedlige Google Analytics-rapport.
Behage! Vi ligeglad med det. 

By the way, we already have visitors from Denmark, as the GA Report unquestionably shows. Nevertheless the big Greenland body on the Google Analytics Map stays sadly switched off, as the abovementioned two territories would be as many different nations. This goes to demonstrate how, what it is not yet internationally and politically recognized, seems instead to be peacefully acknowledged by the Net. But in the end are these two “powers” really and clearly separated? (Are we your favourite “investigative journalism” blog?)

 Rocco S. Steyvesant 

on behalf of The “statistics eager beaver” Intersective Youth

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Apr 22

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Le Monde mette a disposizione questa terribile visione del male.

Mentre alcune teste si tagliano da sé.

E a noi rimane semplicemente di non dimenticare quali occhi potremmo trovarci quotidianamente di fronte.

Lyndon

Apr 20

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Agli Intersettivi piacciono le mappe, ne segnalo dunque un paio dal New York Times:

1 & 2

Sempre da uno sguardo yankee giungono altri contributi al fenomeno naturle del momento, capace di ricordarci apocalittici e immediati destini, di oscurare l’inquinamento umano, e persino di rimandare la prima britannica di Iron Man 2.

Per chi invece avesse voglia di riflettere sulle magnifiche sorti e progressive e su quell’inesorabilità della natura che fa mostra di sé senza pietà, La Ginestra è un ottimo modo per fare qualche buona considerazione sugli ultimi sviluppi terrestri proprio a proposito di vulcani dormienti.

Infine, pongo un quesito che mi frulla in testa da un po’:

Quanto si nasconde di antropo-siamo-i-più-intelligenti-dei-viventi-centrismo dietro alla nuova religione ecologica - fra l’altro, “musicalmente” celebrata a breve proprio qui nella Capitale? Quanto c’è di egoistico e di ottusamente miope nel pensare che la Terra abbia a dolersi dell’effetto serra e del riscaldamento globale? Capisco le esigenze retorico-comunicative per far presa sul grande pubblico, ma opponendo agli inquinatori senza scrupoli dei santoni mezzi druidi, candidi e puri che si sincronizzano con MadreTerra e professano il Verbo Ecologista non rischieremmo di sostituire il cinico e stupido sfruttamento con un forse più pericoloso culto dell’ecosistema? Non si tratterebbe di una specie di risposta fideistico-new age alle mostruosità del capitalismo di ventura e senza scrupoli?

Insomma, per farla più semplice: a dar retta a chi ci dice di essere i salvatori della Terra, di prendere sulle nostre spalle il compito di salvaguardare la Terra dagli impuri inquinatori non passeremmo dalla padella alla brace?

Intendiamoci, non sto dicendo che opporsi ai cambiamenti climatici in corso sia sbagliato, che in quanto matrigna e inesorabile Madama Natura può pure andarsene all’Inferno. No, sto dicendo che ciò che stiamo distruggendo o ciò che vorremmo salvare non è la Terra è molto più onestamente la nostra casa. Alla Terra non interessa della CO2 in eccesso o del petrolio fra i coralli. Alla Terra non interessa punto. A suoi occhi - perdonatemi l’umana analogia - che erutti un vulcano islandese o spuntino le foglie agli ippocastani che stan di fronte alle finestra della stanza in cui scrivo non fa alcuna differenza.

La differenza la sentiamo noi. Se farà più caldo e i mari si alzeranno la differenza investirà noi non la Natura. Lei è per noi come quella che appare all’Islandese del dialogo.

Ciò che facciamo nel bene e nel male lo facciamo a noi stessi.  E riconoscere questa condizione dopotutto sarebbe il pungolo migliore per rimediare ai tremendi errori commessi.

Lyndon

intersettiva.it