
Agli Intersettivi piacciono le mappe, ne segnalo dunque un paio dal New York Times:
1 & 2
Sempre da uno sguardo yankee giungono altri contributi al fenomeno naturle del momento, capace di ricordarci apocalittici e immediati destini, di oscurare l’inquinamento umano, e persino di rimandare la prima britannica di Iron Man 2.
Per chi invece avesse voglia di riflettere sulle magnifiche sorti e progressive e su quell’inesorabilità della natura che fa mostra di sé senza pietà, La Ginestra è un ottimo modo per fare qualche buona considerazione sugli ultimi sviluppi terrestri proprio a proposito di vulcani dormienti.
Infine, pongo un quesito che mi frulla in testa da un po’:
Quanto si nasconde di antropo-siamo-i-più-intelligenti-dei-viventi-centrismo dietro alla nuova religione ecologica - fra l’altro, “musicalmente” celebrata a breve proprio qui nella Capitale? Quanto c’è di egoistico e di ottusamente miope nel pensare che la Terra abbia a dolersi dell’effetto serra e del riscaldamento globale? Capisco le esigenze retorico-comunicative per far presa sul grande pubblico, ma opponendo agli inquinatori senza scrupoli dei santoni mezzi druidi, candidi e puri che si sincronizzano con MadreTerra e professano il Verbo Ecologista non rischieremmo di sostituire il cinico e stupido sfruttamento con un forse più pericoloso culto dell’ecosistema? Non si tratterebbe di una specie di risposta fideistico-new age alle mostruosità del capitalismo di ventura e senza scrupoli?
Insomma, per farla più semplice: a dar retta a chi ci dice di essere i salvatori della Terra, di prendere sulle nostre spalle il compito di salvaguardare la Terra dagli impuri inquinatori non passeremmo dalla padella alla brace?
Intendiamoci, non sto dicendo che opporsi ai cambiamenti climatici in corso sia sbagliato, che in quanto matrigna e inesorabile Madama Natura può pure andarsene all’Inferno. No, sto dicendo che ciò che stiamo distruggendo o ciò che vorremmo salvare non è la Terra è molto più onestamente la nostra casa. Alla Terra non interessa della CO2 in eccesso o del petrolio fra i coralli. Alla Terra non interessa punto. A suoi occhi - perdonatemi l’umana analogia - che erutti un vulcano islandese o spuntino le foglie agli ippocastani che stan di fronte alle finestra della stanza in cui scrivo non fa alcuna differenza.
La differenza la sentiamo noi. Se farà più caldo e i mari si alzeranno la differenza investirà noi non la Natura. Lei è per noi come quella che appare all’Islandese del dialogo.
Ciò che facciamo nel bene e nel male lo facciamo a noi stessi. E riconoscere questa condizione dopotutto sarebbe il pungolo migliore per rimediare ai tremendi errori commessi.
Lyndon
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