Mappismo IntersettivoArchivi

Mar 02

2911810889_2519afaaf8.jpg

Leggendo questo intervento di Valerio Magrelli su Nazione indiana ci è venuta in mente una proposta: perché non costruire una mappa della geografia pasoliniana?

Riportiamo di seguito il punto III dell”intervento che riteniamo sia quello più significativo e possa costituire un valido “canovaccio” da cui partire:

“Sono davanti a una dozzina di libri su Pasolini, nel tentativo di illustrare il senso del suo rapporto con Roma, tanto determinante per la sua opera letteraria e cinematografica. Film come Accattone, Mamma Roma o La ricotta, romanzi come Ragazzi di vita o Una vita violenta, cicli poetici come le Ceneri di Gramsci, formano infatti un’unica costellazione figurativa e linguistica. Eppure non è facile provare a chiarire il profondo legame che unì lo scrittore del Nord alla capitale, dove si trasferì verso il 1950. Infatti il poeta di Monteverde, il leggendario insegnante di Ciampino, è in realtà lo stesso autore che seppe aderire come pochi altri sia alla struggente bellezza dell’Italia triveneta (con L’usignolo di Casarsa), sia al fascino di un “Altrove” intercontinentale (grazie ai grandi reportage asiatici e africani).

Per quanto riguarda il primo caso, basti ricordare come Casarsa e la sua provincia facciano tutt’uno con la prima fase della sua produzione. Eppure, caso davvero raro nella letteratura italiana, proprio il cantore della piccola patria friulana seppe aprirsi come pochi al richiamo di altre culture. Basti pensare al suo cinema, con l’Inghilterra dei Racconti di Canterbury o la Tanzania, il Kenya, l’Uganda di Appunti per un’Orestiade africana, luoghi a cui deve aggiungersi, sul piano della saggistica, un testo illuminante quale L’odore dell’India. Come è stato notato, alla base di queste scoperte stavano da un lato l’inquietudine per “l’universo orrendo” del neocapitalismo italiano, dall’altro l’ansia di visitare paesi che accogliessero, ancora incontaminati, natura, arcaismo, povertà, eros. Ebbene, l’amore di Pasolini per Roma dev’essere appunto inserito all’interno di questa fortissima polarità fra localismo e cosmopolitismo, ripiegamento contadino e curiosità etnografica.

L’acuminata sensibilità di questo autore per i paesaggi geografici e, antropologici trova così nella nostra capitale il punto mediano fra i due estremi della sua parabola espressiva. La borgata, cioè, si configura come uno spazio incerto e mutante, sempre sul punto di trasformarsi in realtà mitica. Non per niente, il desolato gruppo di baracche da cui proviene il protagonista nel romanzo Una vita violenta, fra l’Aniene e il quartiere Tiburtino, è soprannominato “la piccola Shangai”. Non per niente, prima di tuffarsi nel Tevere, l’eroe del film Accattone viene paragonato a un faraone egizio. Posta all’incrocio fra classicità e industrializzazione, arcaismo e modernità, Roma fu dunque un luogo in cui rievocare un altrove struggente, tradito, perduto, o forse soltanto sognato.”

L’idea potrebbe essere quella di costruire una cosa del genere mappando i luoghi della vita e delle opere di Pasolini.

E sarebbe un’idea da contrapporre alla fastidiosa e viscida sorte che Pasolini ha fra i nostri concittadini. Una sorte che non solo lo vede oggetto di riprobazione, odio, astio e avversità da parte di tutti coloro lo abbiano ritenuto un nemico, un avversario, un uomo da combattere. Magari fosse soltanto questo. Sarebbe onesto quanto meno.

Purtroppo la sorte riserva a Pasolini tiri infingardi, segnati da un ghigno amaro che nasconde il propro livore. Un ghigno che ha il volto del “noto bibliofilo” Dell’Utri, che ci assicura dell’inquietante valore della penna pasoliniana.

Ma quanto “inquietante” dalla bocca di Dell’Utri esce come svuotato di ogni suo condiviso significato e si ammischia al ghigno di chi si può permettere di elogiare falsamente il nemico, consapevole del proprio potere sulla coscienza degli umani d’italica provenienza.

Alessandro & Lyndon

Feb 16

Mentre da noi si discute sulle corrette coordinate geografiche di San Remo per far arrivare Morgan, in tempo per una bella intervista scoop, l’America Museum of Natural History ha pubblicato questo meraviglioso video che, partendo dalle vette Himalayane, ci porta fino ai confini conosciuti del nostro Universo.

Alessandro

Feb 01

1645_libro_geografia1.jpg

In quest’epoca di tagli necessari a salvaguardare sempre qualcosa di più importante (ma che nessuno spiega mai cosa sia) anche lo studio della Geografia è destinato a farne le spese.

Dopo aver tolto ogni orpello dalle mensole del proprio studio (ci accontentavamo anche di un libro finto) Mariastella Gelmini ha deciso di eliminare anche quello che ritiene essere un insegnamento ulteriore, non fondamentale, sussidiario, in poche parole, inutile (come i libri che non compaiono sulle mensole dello studio).

Repubblica.it ne parla oggi in un articolo che, come spesso accade, non dice nulla e appare altrettanto vuoto e superficiale del commento di Diamanti.

Noi vorremmo dire la nostra su questo provvedimento.

Premesso che consideriamo la scelta del Ministro una scelta coerente con la distorta visione del mondo di questo governo, crediamo che questa decisione risponda ai criteri limitati e limitanti di chi considera il sapere solo come funzionale a qualcosa di tangibile (un ponte, una ferrovia) e di chi legge la geografia come un mero elenco di confini tra paesi e identità nazionali.

Crediamo che la geografia non sia, come scrive Diamanti, un elenco di paesi che “appaiono all’improvviso” ma, diversamente da questa semplicistica e riduttiva posizione che non fa altro che autorizzare le scelte di questo governo, siamo convinti, per dirla alla Diamond, che lo studio delle interazioni tra uomini e territorio sia la chiave per comprendere il nostro mondo, la nostra storia e quindi, per scacciare, in maniera definitiva, gli pseudo tentativi scientifici di spiegare, in modo falso ed ipocrita, la superiorità intellettuale (per grazia ricevuta) di alcuni popoli rispetto ad altri o, diversamente, più ubriachi di altri.

alcoholbelt3.jpg

La mappa mostra l’Europa divisa secondo tre diverse “Cinture dell’Alcohol”: la cintura dei paesi più a nord  preferiscono i “distillati”, la fascia centrale la birra e quella a sud il vino.

Siamo convinti che la questione non ruoti attorno all’utilizzo o meno della tecnologia Gps ma, come sempre, a scelte politiche chiare e definite che, in quanto tali, meritano il nostro sdegno e la nostra più profonda indignazione. Perchè, in questo momento più che mai, sapere dove ci si trova su un planisfero non significa solo ritrovare la strada di casa, ma comprendere invece, almeno un pò meglio, chi siamo e perchè la nostra casa non è mai stata così fragile e distribuita su tanti “territori diversi” come adesso.

L’abolizione dell’insegnamento della Geografia è solo l’ultimo attacco, l’ultima folata di vento che porta, un pò più in là, la sabbia di un deserto minaccioso e apparentemente inarrestabile.

INTERSETTIVA

Gen 22

L’autoproclamatosi Comitato per la Promozione del grigio e sterile Intellettualismo di Intersettiva, si permette di segnalare/consigliare vivamente a tutti i nostri fedeli lettori la scaltra ed eterogenea, nonchè sterile, discussione in forma di commenti scaturita da questo post, invitando altresì, coloro i quali volessero, a proseguirla in questa sede. I commenti sono a fondo pagina del post indicato. Sono previsti premi per chi ne completerà, senza troppe eruzioni blasfeme, la lettura.

Intersettiva la (stolida) dotta

intersettiva.it