
In metropolitana ho iniziato a sentirmi gli sguardi addosso già dai primi giorni.
Siamo pochi, noi ministeriali padani, per ora di ministeri al Nord non se ne parla, solo qualche ufficio di rappresentanza, come il mio.
Ho lavorato per vent’anni a Roma, ci sono nato, cresciuto. Ho conosciuto mia moglie a Roma: Monica, anche lei ministeriale. Ora la vedo solo nei week-end, lei è rimasta insieme ai miei due figli: Marco e Valerio.
Lei è nata qui, parla come la gente di qui ma non è proprio la stessa cosa.
Credo che si siano accorti che non sono come loro perché al ritorno a casa io non ci sono, sono già uscito. Forse qualcuno ha potuto pensare che fossi di quelli che entrano presto e vanno via tardi: uno stacanovista. Ma ne dubito. Qui si è fatto un gran parlare degli uffici ministeriali di rappresentanza e uno come me lo fiutano a naso.
Delle mattine, a volte, mi capita di incrociare uno sguardo diverso – solo per un attimo perché qui non ci si guarda negli occhi troppo a lungo – e mi accorgo che non c’è disprezzo, disgusto ma invidia.
Sinceramente non so di cosa preoccuparmi di più.
I colleghi mi dicono che sono paranoico, che quello coi pregiudizi sono io perché ancora credo al mito del Nord operoso e produttivo. Bisceglie, un uomo basso, scuro e prossimo alla pensione con cui divido la stanza in ufficio, mi ripete sempre che qui sono Italiani, come a Roma, con tutto il marcio del caso. L’unica differenza è che qui la dissimulano in modo diverso la propria italianità, bisogna solo tarare sulle loro frequenze la nostra innata capacità di far finta di non essere italiani.
Per quanto mi riguarda, Bisceglie la fa troppo semplice e cinica.
Ieri ho incontrato una camicia verde, credo fosse della ronda di quartiere, alla cintura aveva uno spray al peperoncino. Camminava tronfio e pingue al centro del vicolo, con la mano destra paffuta e sgraziata che accarezzava la punta dello spray. Sembrava uno scout che cerca di fare il duro.
Ho pensato: se mi chiede qualcosa, anche solo da accendere, gli salto addosso e gli infilo lo spray tutto su per il…
Poi ondeggiando verso il bordo del vicolo mi sono accorto che dietro di lui una donna passeggiava un po’ svampita, portando una gonna leggera e sottile che le danzava attorno ai fianchi ipnoticamente. La camicia verde non esisteva più.
Monica di solito porta gonne proprio di quel genere. Ricordo che la prima volta che la vidi ne portava una colorata di toni di verde chiaro con dei piccoli gigli di verde più scuro. In quel corridoio enorme e alto i suoi tacchi battevano il pavimento come se danzassero. Era estate, di mattina, e la luce entrava di taglio quasi avesse voluto alzarle la gonna. Ci guardammo, lei mi sorrise e mi disse buongiorno.
La camicia verde deve lavorare in comune o in qualche altro posto pubblico, ho cambiato vagone della metropolitana ultimamente e sono ormai un paio di settimana che lo vedo sia all’andata sia al ritorno. Quasi non lo riconoscevo.
Domani Monica e i ragazzi vengono a trovarmi, andiamo dai genitori di Monica in campagna.
Ancora non so come dirle che non voglio più tornare in ufficio.
Lyndon
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