Pamphlet del genioArchivi

Giu 08

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Forse, visti i gusti del premier, potremmo pensare di protestare contro il bavaglio affidandoci al nudo integrale più che ai post-it.

Forse la curva di un seno, la morbida e soda convessità di una natica ben tornita potrebbero colpire Mr. Berlusconi, titillare i fili che più lo muovono. Noi potremmo evitare il bavaglio, continuare a essere “liberi” e gridare vittoria per lo scampato pericolo.

Sarebbe bello ma, probabilmente, grazie a un nudo ben assestato finiremmo per non affrontare il problema fondamentale: cosa ha portato il Governo a pensare la legge che nella testa del premier dovrà passare blindata alla Camera, in barba all’opposizione finiana?

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George Peppard

Le leggi non creano la realtà sociale in cui vivono gli uomini. Le leggi regolano qualcosa che gli uomini già fanno o vorrebbero fare ma che sentono il bisogno di legittimare.

Una legge come quella che il nostro Presidente della Camera contesta, è una legge che sorge da una realtà che è già per buona parte supina e asservita al potere.

La libertà che si reclama ora si è persa già da tempo e nessuno di noi si accorge che la censura governativa non nasce con la legge-bavaglio ma semplicemente è che con essa che si realizza pienamente.

Nessuno di noi si è accorto che è stata ed è, paradossalmente, la nostra stessa democrazia a permettere giuridicamente e chiedere politicamente al Governo la legge-bavaglio.

Siamo noi che non vogliamo le intercettazioni perché sappiamo che il sistema di corruzione italiano non è il nemico ma l’autorità istituita: e ne facciamo tutti parte.

Siamo noi che vogliamo leggere in prima pagina dell’infermiera rapitrice, piuttosto che qualche riga di riflessione seria e pungolante sul futuro di questa nazione e della civiltà occidentale a cui apparteniamo.

Preferiamo discutere dell’identità nazionale cavillando su polemiche patriottistico-musicali o di vil denaro, piuttosto che accorgersi che dietro al nuovo vento federalista si cela l’abbandono meschino e alla rinfusa della nave Italia al grido di “Si salvi chi può!”.

Il lavoro di opposizione che andrebbe fatto - che andava fatto da tempo - è il più difficile: pensare liberamente!

Siamo ancora in tempo per cambiare le cose?

Credo di sì, per quanto le leggi diano autorità e prestigio alla censura, per quanto l’industria dell’intrattenimento mediatico sia il peggior veleno, siamo qui, voi ed io, a pensare liberamente. Siamo in pochi? Forse sì. Ma siamo in rete ed è ciò che basta perché le idee si diffondano e si amplifichino.

Che passi pure blindata questa legge, che passi nonostante l’opposizione finiana, noi ci faremo A-Team: fuorilegge al servizio dei buoni…

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 Lyndon

Mag 25

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Quanti di voi, cari lettori, hanno almeno una volta nella vita assaporato la tranquillità, la pace, la bellezza e il relax delle vacanze settembrine?

Quanti si sono sdraiati sul bagnasciuga in quel di settembre, lontani dalla ressa agostana, dalla canicola del mese augusteo?

Oggi, grazie alla lungimirante Signora Mariastella Gelmini, ministro per di più, tutti coloro i quali hanno una famiglia con figli in età scolare possono sperare di considerare settembre un mese, nella sua interezza, da dedicare alle vacanze.

La Signora Gelmini ha infatti accolto con garbato gaudio la proposta di un rientro a scuola posticipato al 30 settembre. Quanto bene farebbe, si chiede compiaciuta la furba mente della Signora, al turismo nostrano questa proroga?

Ma soprattutto quanto più facilmente potremmo noi tutti godere delle tranquille ferie di settembre?

Peccato che la Lega, sotto la maschera della Signora Irene Aderenti - nonché deputato, ricordi che senza il mese di settembre forse andremmo sotto il minimo di 200 giorni di scuola sancito dall’Unione Europea.

Certo, vedere una esponente della Lega difendere la cultura è a mio modesto avviso alquanto sorprendente, ma probabilmente questo mi capita perché soffro di pregiudizi un po’ intellettualodi in merito. In ogni caso, forse ciò che maggiormente preme alla Signora Aderenti  è ribadire che anche in fatto di ferie le Regioni dovrebbero far come meglio loro garba e piace. Ognuna di loro ha, infatti, il suo periodo preferito.

Di sicuro dietro alla proposta avallata dalla Signora Gelmini c’è la risposta all’appello dei vescovi italiani per un maggiore attenzione ai figli e ai giovani delle famiglie del Bel Paese.

Mariastella deve aver pensato: Se riesco, in un sol colpo, a sollevare il turismo, facendo assumere giovani trendy e carini nei villagi anche per tutto settembre, e a curare le vacanze dei figli italiani permettendo loro di godere anche di settembre, agli occhi della Curia riuscirò a guadagnare parecchi punti. Certo! Farò aumentare l’occupazione fra i giovani poveri e permetterò a quelli che invece si possono concedere le vacanze di farsi pure settembre! Così sì che gira l’economia ed è pur contenta la parrocchia mia!

Lyndon

Mag 14

E’ una polizia moderna.

E’ una polizia femminista.

E’ una polizia che sa chiedere scusa.

E’ una polizia efficiente.

E’ una polizia che sa leggere?

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Non credo affatto.

Lyndon

Mag 12

Come ci regoliamo riguardo a questa escalation di aggressività che sembra aver colpito ultimamente le nostre forze dell’ordine? Ovvio che è possibile applicare la consueta tara al giornalismo voyeuristico di casa nostra che si “accalca” intorno a fenomeni sempre esistiti (e da alcuni sempre denunciati) come se, d’un tratto, fossero diventati l’unica realtà che segnala in maniera incontrovertibile il tracollo della credibilità delle nostre istituzioni presso i comuni cittadini, ovvero tutti noi. Ovvio che è possibile pure ricondurre il fenomeno dei “pestaggi preventivi” (e non nuoce ricordare che alcuni di essi hanno portato alla morte - si, alla morte, pensiamoci - di chi, per ciò che sembrerebbe unicamente una tragica eventualità del destino, vi sia incappato) ad una brutalità insita e coltivata con cura tra le fila di quelli che ci dovrebbero invece difendere. Fila che in momenti di crisi culturale, sociale ed economica come questi non fanno che infoltirsi di uomini e donne (perché la parità deve esistere anche in questo) che altrimenti difficilmente troverebbero una diversa collocazione professionale, umana ed esistenziale all’interno di una società civile. I vecchi adagi del “un posto in polizia non si nega mai a nessuno” e de “la disoccupazione ti ha dato un bel mestiere…” vedrebbero allora confermate le loro aspettative e sebbene, lo riconosciamo, questa visione sia quantomeno etichettabile come classista, se queste fossero le sole alternative di spiegazioni plausibili, è tra i sostenitori dell’ultima esposta che vorremmo essere annoverati.  

Chi di noi non si è sentito almeno a disagio culturalmente, se non con un vago sentore di minaccia, e pur non avendo nulla da nascondere o di cui essere incolpato, di fronte al più banale dei controlli automobilistici effettuato da una volante di polizia o dei carabinieri? Come se improvvisamente tra le maglie già ampiamente fallate delle nostre istituzioni giudiziarie e civili, e solo in quell’occasione tra l’altro (ed ovviamente non per tutti allo stesso modo), venisse meno il principio dell’“innocente fino a prova contraria” che invece, guarda caso, sembra molto caro tra tutti gli esponenti degli ambienti che di quelle stesse forze dell’ordine sono i “gestori” ed i “garanti”.

Ed è proprio qui infatti che forse dobbiamo ricercare la spiegazione più completa a ciò che solo per leggerezza o peggio può essere scambiata per una violenza inspiegabile perpetrata da un singolo o da pochi isolati. Una classe dirigente, in questo bipartisan, di arroganti che “non si dimettono” di fronte alle loro conclamate colpe, di ignoranti quanto il codazzo di dipendenti e sudditi che controllano, di impunibili o mai realmente puniti a discapito di ogni uguaglianza o decenza, perché non dovrebbe avvalersi di una forza di controllo ricalcata a sua immagine e somiglianza? Se a Roma è possibile ormai ovunque e senza alcun problema attaccare manifesti inneggianti al fascismo (che, come al solito ricordiamolo, oltre che deprecabile ed idiota è anche anticostituzionale), se a Trieste il questore può diramare una circolare che inviti a controllare più attentamente le persone con tatuaggi perché più plausibilmente coinvolte nell’utilizzo di sostanze stupefacenti (trascurando il macroscopico particolare che la quasi totalità della popolazione italiana sotto i trent’anni sfoggia tatuaggi), se ci sono voluti più di sei mesi per delle timide constatazioni di responsabilità per la morte inspiegabile di un giovane, cosa ci dovrebbe far sperare che questa prassi non diventi parte della routine fatiscente della nostra società? Ma vogliamo cercare, almeno per una volta, di essere più espliciti. Il tempo dei rispettabili di giorno e picchiatori di notte non è affatto finito solo per l’attenta dissimulazione del fenomeno e per il fatto che quelli che una volta sembravano pochi nostalgici sono ora pienamente inseriti ed in maggioranza nel corpus istituzionale. Noi siamo il paese dove un Ministro della Difesa ha personalmente e minacciosamente scortato fuori un giornalista che in una conferenza stampa non si omologava al ruolo addomesticato del nostro giornalismo, e non penserete mica che se Gianni Alemanno si fosse per caso trovato a passare di lì non avrebbe volentieri rifilato un calcio sulla  schiena di Stefano Cucchi a terra?

Ovvero, per essere chiari fino in fondo, se sei già un coglione e per giunta violento, cosa dovrebbe trattenerti dall’esserlo anche nel tuo lavoro, a pagamento e con la consapevolezza di essere protetto e legittimato, se il tuo capo è altrettanto violento e coglione?

Tornando indietro ai tempi della campagna per l’elezione a Sindaco di Roma tra Rutelli e Fini ci ricordiamo di un manifesto (che con nostro sommo scorno non riusciamo a ritrovare qui nella Rete) di una formazione politica ma non partitica che, sullo sfondo di un palazzo crollato risalente ai tempi della seconda guerra mondiale, recitava così: “L’ultimo fascista che ha governato Roma l’ha lasciata così. La nuova destra è come quella vecchia”. Il tempo è passato, Rutelli ce l’ha messa tutta per non farci tenere in somma considerazione questo saggio consiglio, Fini ha fatto altrettanto (e credo meglio del primo, e forse pure più sinceramente, qualunque cosa ciò voglia realmente dire in politica) allo stesso scopo. Ma a noi piacerebbe che continuassimo a tenere quel messaggio, desunto da un’evidenza storica, ben chiaro in mente.

Paolo & Rocco S. Steyvesant

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