Set 14

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La Signora Gelmini, alla quale è toccato in sorte di guidare il sistema scolastico e universitario del nostro Paese in zona FOLA - Fottuto Oltre Limiti Accettabili - rilascia dichiarazioni orribili su Famiglia Cristiana riguardo la lettura della Bibbia nelle scuole italiane.

In prima battuta mi verrebbe da rispondere a tali dichiarazioni ribadendo l’assoluta laicità dello Stato, lo farei con uno stile duro, gridando alla Signora Gelmini la contraddizione enorme, disonesta e pericolosa che va portando avanti - con quella sua maschera da Maestrina dalla penna rossa che tanto piace - contraddizione per cui si porterà il peso della crescente fobia di tutto ciò che non rientri nelle presunte radici cristiane dell’Occindente.

Poi dal mare della Rete emerge anche l’accusa forte e rigorosa della Cei contro il Governo sull’affaire libico. Anche in questo caso sarebbe opportuno rimarcare la differenza fra Stato e Chiesa, sarebbe doveroso e necessario, non fosse per altro per sfogare la frustrazione dovuta a una tirata d’orecchie cosi terribilmente imbarazzante che ci rende ancor più ignobili di quanto già non siamo agli sguardi esterni.

Ma, lasciata sbollire la collera e l’incazzatura per come si insozza e marcisce questo Paese, mi sovviene una parola: Realpolitik.

Ecco dunque che le parole della Signora Gelmini appaiono come il pallido, maldestro tentativo di “leccare il culo” - espressione ormai rinomata in gergo - al mondo cattolico, in particolare a quello più conservatore e reazionario, con lo scopo di mitigare proprio quella volontà politica che sta dietro alla severa voce della Cei e che non fa ormai più alcun mistero della sua intolleranza nei confronti del Governo.

Dunque, la Signora Gelmini rispolvera un bignami di Teocon’s theory beginner ma tutto quello che ottiene è fare incazzare uno come me e spero come voi che leggete. A vederci bene la questione gira esclusivamente attorno all’espressione gergale poc’anzi utilizzata: “leccare il culo”, sia nei confronti del Papato e del mondo cattolico, sia nei confronti del Regime libico.

In entrambi i casi facciamo la figura di molli, meschini umanoidi sui quali si possono sparare proiettili veri o parole più dolorose e mortali dei proiettili stessi.

Lyndon

Mag 21

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Alcuni apprendono la notizia del giorno - che è una pillola di scienza per mandar giù un fiotto di bile da crisi, per sperare o temere guardando a tempi futuri - come segno della intelligenza degli umani. Peccato che gli stessi pensino che sia altrettanto intelligente adorare un sudario.

Altri si chiedono - usando l’intelligenza in modo più appropriato - cosa voglia dire per la genetica e soprattutto per i suoi risvolti filosofici aver creato una cellula sintetica, dalla riconosciuta paternità digitale. Cioè: essersi spinti in quella zona d’ombra che separa vita da non vita, aver acceso l’interruttore che permette a una serie chimica di autoreplicarsi, quali conseguenze ha nel nostro modo di vedere il soffio vitale che ci anima?

Di nuovo la biologia e la genetica ci mettono di fronte al posto che gli uomini hanno in natura, ci chiedono in che misura dobbiamo sentirci diversi e speciali di fronte all’inesorabile matrice naturale.

Questa scomoda domanda è forse - più o meno consciamente - presente nel commento dell’attore Rutger Hauer.

Se quell’interruttore fosse stato possibile girarlo per i replicanti, le loro cellule si sarebbero potute riprodurre come quelle degli umani e il tempo di morire e di vivere sarebbe stato condiviso da entrambi. E il discrimine fra replicanti e umani si sarebbe dissolto come lacrime nella pioggia.

E forse saremmo potuti essere anche più vicini ai nostri amici d’infanzia.

Lyndon

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