Attenersi alle leggi locali!
A leggere i due articoli di Correire.it e Repubblica.it si ha la sensazione di una scopiazzata da bignami banale e fastidiosa.
Questo appartiene all’incompetenza linguistica della stampa, che è forma di inconscia autocensura pericolosissima, figlia delle stesse menti che dovrebbero combattere ogni bavaglio e perciò molto più difficile da debellare.
Gli articoli, però, parlano della censura di Stato, fatta da leggi che sparano come fossero armi da fuoco sulla libertà degli individui. Leggi a cui Apple si conforma, dichiarando in sostanza che Paese che vai…
Ci si indigna, ci si meraviglia che la mela del Think Differently chini la testa di fronte alla censura Cinese e si pieghi come già hanno fatto Google e Yahoo. Allo stesso modo di questi ultimi colossi del web, Apple è in netto contrasto con le leggi locali cinesi che invece ha dichiarato di dover osservare. Lo è sia da un punto di vista etico sia da un punto di vista legale- second Rfs.
Il punto è però che per quanto l’indignazione sia fondata si tratta solo d’affari, e su di essi si centra tutta la faccenda. Apple fa affari. Questo conta. Non certo l’etica o il diritto. Il mercato globale sceglie ogni scrupolo e di fronte al guadagno un’azienda vede poco più in là del proprio interesse. Il danno potrebbe essere solo d’immagine eventualmente ma sarebbe comunque passeggero e fuggevole, considerata la breve memoria del presente.
Perché l’indignazione possa avere una qualche efficacia - a parte produrre articoli mediocri - Apple dovrebbe vedere in se stessa non solo un’azienda globale ma anche un insieme di individui umani che credono in principi etici e politici in opposizione decisa a determinate usanze e leggi di Paesi stranieri.
In tal caso l’unica arma che è a disposizione per la Mela sarebbe quella di non vendere, di non fare affari, di rifiutare il denaro di uno Stato che censura i pensieri dei propri cittadini - pardon, sudditi credo sia migliore come termine nel caso cinese.
Tutto sommato (e a pensarci bene) è un’arma potente, forse suicida da un punto di vista commerciale, ma eticamene e politicamente il messaggio sarebbe dirompente.
Ovviamente pur possedendo tale possibilità è presumibile pensare che Apple farà comunque i suoi affari, sebbene dichiarare che è necessario attenersi alle leggi locali incorra in contraddizioni evidenti quando si pensa al caso della Cina.
Infine, tornando alla scopiazzata in stile bignami temo che, per quanto qui da noi gli I-Phone funzionino a dovere, non possiamo dire lo stesso degli umani che comprano il prodotto Apple.
E questo è un suicidio intellettuale, il miglior regalo da fare a un censore.
Lyndon
