Set 21

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Gli Intersettivi, quando il tempo è dolce e le incombenze del lavoro lasciano quel tanto la presa, si vedono a pranzo non poco lontano da Porta Pia. Mangiano insieme, attorno a falangi dai ranghi un po’ farraginosi di manager e donne in carriera, fattorini e altri tipi di sottoposti lavoratori, in mezzo ai palazzi sorti dopo la presa sabaudo-italiana della nostra città - per l’esattezza 140 anni fa.

Ieri il tempo è stato dolce ma non ci siamo visti. Le incombenze devono aver mantenuto salda la mano.
Forse, però, è stato meglio così. Pranzare da quelle parti sarebbe stato poco piacevole, la solita pizza avrebbe avuto un sapore amaro. L’eco delle parole del Presidente della Repubblica, del Sindaco di quella che da oggi sarà “Roma Capitale” e del Cardinal Bertone avrebbe risuonato ancora potente e altezzosa per i dintorni.

Il sogno del Fascismo di riuscire nella contraddittoria impresa di fondere i valori patriottici del Risorgimento con quelli della pesante tradizione della cultura cattolica, ieri, sembra aver trovato la sua maschera migliore. E teatro più adatto non poteva esserci che quello di Porta Pia, dove si consumò il sacrilego atto d’offesa al Soglio Pontificio e dove, dopo nemmeno 150 anni, si stringe la mano al Cardinal Bertone in nome di una Repubblica Italiana che pare non esser più fondata sul lavoro ma sulla fede cattolica, in un afflato di collaborazione per il bene comune del popolo italiano fra vertici ecclesiastici e politici della Penisola.

L’intesa sulla necessità assoluta dell’unità dello Stato, del ruolo indiscusso e indiscutibile di Roma Capitale politica d’Italia e religiosa del mondo, fra i Cattolici e parte di quel magma polimorfo e confuso che è la destra italiana al potere ieri ha mandato un segnale molto importante a un’altra parte della stessa destra: l’Italia è una, sui suoi attributi ci si accorda poi.

La Chiesa Cattolica rende chiaro un altro punto al Governo: va bene il federalismo ma come siamo uniti nella fede dobbiamo esserlo nella cittadinanza!
Perché, dopo gli attacchi agli scivoloni morali della politica berlusconiana tutta lustrini e piume di struzzo, all’intolleranza leghista (e non) contro i flussi di migranti – che avendo perso il suffisso im- sembrano quasi degli stormi di strani ed esotici volatili – ora la Santa Sede si espone in modo così chiaro e diretto contro i venti del federalismo, riscoprendosi più italiana degli Italiani?

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A guardare la storia martoriata della Penisola italica, la Chiesa Cattolica è sempre stata un fattore ostile a qualsiasi progetto d’unità del Paese, la resistenza dei Papi alla formazione di un potenziale Regno d’Italia, simile a quelli nati nelle altre grandi zone dell’ex Impero Romano e dintorni è una costante inamovibile. Piuttosto che unire, i Pontefici hanno sempre mantenuto una politica estera che esasperasse le differenze fra le diverse anime italiche. Pur avendo a disposizione un fortissimo strumento d’omologazione come quello religioso, la Chiesa Cattolica non ha mai avuto l’intenzione politica di promuovere un soggetto statale che unisse, o meglio facesse gli Italiani. Il divide et impera, insomma, è stata la loro stella del mattino. E ciò è facilmente comprensibile. Uno Stato militarmente debole come era quello della Chiesa non poteva permettere di farsi accerchiare da un Regno d’Italia che inevitabilmente l’avrebbe fagocitato. Inoltre, mantenendo l’autonomia i Papi potevano infiltrarsi nelle corti europee come eredi di Pietro e non come confessori speciali del Re d’Italia.

Perso il potere temporale, la Chiesa Cattolica ha ben presto compreso che intessere relazioni d’amicizia con lo Stato italiano fosse indispensabile per mantenere gran parte delle proprie ricchezze e, di conseguenza, la propria identità e autorevolezza a livello internazionale. Immaginiamo per un attimo cosa sarebbe potuta essere la Chiesa di Roma oggi, se il Regno d’Italia avesse avuto la volontà e la forza politica di trasformare il vescovo di Roma in una versione cattolica di quello di Canterbury. Ognuno di noi ha un mondo migliore da sognare e forse lì i Re d’Italia avranno avuto un pizzico d’orgoglio in più.

Dunque, tolto il muso per la lesa maestà i Papi hanno visto bene di trasformare per quanto possibile il nostro Stato in una specie di organismo-ospite e da nemici dell’unità si sono trasformati in padri tutelari delle anime italiane e quindi nel virus dell’organismo-ospite.

In questa prospettiva vanno viste le parole di Bertone a Porta Pia. La Chiesa Cattolica avverte, come del resto chiunque di noi abbia un minimo d’intelligenza, la crisi profonda e lacerante della Repubblica e della sua presenza sul puzzle impazzito dei territori della Penisola. Ma mentre noi, piccoli e indifesi, vediamo soltanto la nave che affonda e diversi corsari che aspettano soltanto il momento giusto per portarsi via più tesori possibile, loro, dalle parti di Via della Conciliazione, vedono che il proprio organismo-ospite rischia parecchio e di conseguenza le proprie ricchezze e i propri possedimenti nel Paese minacciati dal pericolo di una legislazione esplosa nei mille rivoli territoriali. Tutto il lavoro di infiltrazione fatto fino adesso, passando attraverso le guerre mondiali, la dittatura fascista, la Repubblica e la Televisione, è in pericolo.
Ormai, insieme all’Esercito, la Chiesa Cattolica è ciò che rimane dell’unità d’Italia. Il prete e il maresciallo dei carabinieri delle vecchie pellicole in biano e nero sono le uniche Istituzioni rimaste ancorate agli Italiani di ogni dove che mantengono ancora un volto unitario. Non a caso la commemoraizone della morte in Afghanistan dell’ufficiale italiano della Folgore ha fatto parte della cerimonia di ieri.
La politica, le Istituzioni, i diversi livelli della Pubblica Amministrazione, la Scuola sono in via di putrefazione. Dei loro stessi avversari non esiste più nemmeno la memoria. Napolitano è molto più simile all’oblio del PCI che al suo ricordo.

Bertone allora si è scomodato fin ai piedi della Porta violata, facendo dimenticare a tutti che proprio lì il potere degli uomini osò ribellarsi a quello dei messaggeri di dio, perché deve essere chiaro alla Destra Italiana – cioè a quasi tutto ciò che rimane della politica italiana – che in paese se si vuole avere un prete per la salvezza delle anime degli Italiani ci deve essere un sindaco: unica Fede, unica Italia!

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Lyndon

Apr 14

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Francesco Merlo si stupisce della debolezza e della fragilità che caratterizza la nomenklatura cattolica in questi ultimi tempi. Alle accuse di pedofilia che, come funghi dopo la pioggia spuntano ovunque, la Chiesa di Roma risponde da “cavernicoli”, sprizzando omofobia, danneggiando quindi prima se stessa che gli omosessuali o chiunque altro sia passibile di critica divina.

Collegare causalmente omosessualità e pedofilia sembrerebbe, stando alle parole di Merlo, una caduta di stile dei vertici cattolici, una cantonata comunicativa. Quindi stupisce a Merlo non tanto quel che viene detto da Bertone - “il numero due dello Stato Vaticano” - contro una minoranza, che sia la lobby sionista del New York Times o quella degli invertiti anticlericali preconcetti, quanto il fatto che non ci si aspetterebbero parole del genere da un “illustre cardinale”, il quale “ha infatti un rapporto altissimo con il candore e con l’amore, un’abitudine filosofica con la profondità” poiché “è un uomo di Dio”. Una “bugia” - attenzione, non una menzogna o un ignobile falsità, una “bugia” quasi si trattasse d’un episodio da Libro Cuore - per Merlo se detta da un teologo “è ancora più grave”.

Dunque, per prima cosa mi viene da pensare riguardo  all’abitudine filosofica alla profondità dell’uomo di dio. Prendendola in termini teorici la cosa suona abbastanza ridicola. Merlo pensa che un uomo capace di credere con un salto nel buio e senza alcun dubbio ragionevole in qualcosa - dio - di razionalmente indimostrabile abbia un’abitudine alla profondità, pergiunta filosofica! E’ come esser convinti che un tizio non possa dire bugie poiché crede fermamente che gli alieni lo chiamino regolarmente via spirito informandolo sul tempo, cioè crede fermamente e da idiota in qualcosa di indimostrabile.

La bugia detta da un teologo è più grave della stessa bugia detta da un ateo?

Poveri noi miscredenti disabituati al candore e alle profondità dello spirito…

Prendendola con un taglio storico il “rapporto altissimo con il candore e con l’amore” suona invece ipocrita. Sappiamo bene le atrocità perpetrate in passato e di recente in nome di dio e delle sue chiese - cattolica fra le prime. Dunque come potremmo esser certi che un uomo appartenente alla élite dirgente di un’istituzione con una storia talmente sanguinaria e barbara possa avere un necessario e altissimo rapporto con amore e candore? Nessun ragionevole dubbio a riguardo, Signor Merlo? Pare di no.

Nel commento di Merlo, è  vero, c’è una critica alle dichiarazioni omofobe di Bertone - cosa per altro facile da fare per stessa ammissione di Merlo -  ma tale posizione è inscritta in una struttura che ingiustificatamente guarda alla Chiesa Cattolica come un “uno dei poteri più antichi, sapienti e collaudati” da cui ”ci si aspetterebbe un’intelligenza e una spiritualità più attrezzate.” Merlo non riesce a capire come un uomo di chiesa “non si renda conto di quanto sia oltraggioso imputare di reato l’omosessualità”. La penna di Repubblica non si sogna nemmeno di ribaltare i termini del discorso e pensare che in quanto uomo di chiesa il Signor Bertone non ha alcun problema a dire ciò che ha detto. E tale ribaltamento si giustifica sia teoricamente - poiché da un tizio che crede in qualcosa di indimostrabile aspettarsi onestà intellettuale e chiarezza nel ragionamento è una stupida illusione - sia storicamente - perché la Chiesa Cattolica ha dimostrato ampiamente che difronte alla propria autoconservazione non guarda in faccia a nessuno e tende a consegnare gli oppositori al braccio secolare con barbara consuetudine, figuriamoci se dovesse sentirsi in imbarazzo se qualche invertito contronatura se la prende per certe dichiarazioni.

Sembrerebbe che agli occhi di Merlo la Chiesa Cattolica non sia quel consorzio umano che si è opposto e continua a opporsi strenuamente alla Riforma Protestante e a una revisione in chiave moderna del cristianesimo, che sostiene posizione medioevali in fatto di sanità e calpesta scientemente il corpo degli esseri umani in nome della loro anima su cui pretendono il monopolio, che si batte contro la secolarizzazione e modernizzazione della società quasi fossero un cancro. Se Merlo avesse più chiare le caratteristiche politiche, etiche e teoriche su cui poggia la Chiesa Cattolica - cioè, monarchia assoluta e pensiero dogmatico - forse si stupirebbe di meno.

In conclusione un ultimo appunto: Signor Merlo, come si fa a commentare le parole del Signor Bertone, convinti dell’atrocità del reato di pedofilia - che prima è “uno dei tanti misteri della psiche e della storia dell’umanità” ma poi però ”per noi è perversione, è depravazione, è violenza”: mah! -  dicevo come si fa a scrivere un commento senza semplicemente dare voce allo sdegno per il rozzo e malvagio disprezzo della dignità umana che il Signor Bertone non ha avuto nessuno scrupolo a manifestare e dichiarare pubblicamente? Perché inventarsi giri di parole tentando l’inversosimile e il ridicolo pur di baciare i piedi dell’illustre cardinale?

Se un assassino difendesse il suo omicidio con la stessa impudenza, la stessa tracotanza e rozza superbia che la Chiesa Cattolica usa a proposito dell’affaire pedofilia,  avremmo la stessa ipocrita reazione?

Pubblicare un commento come quello scritto dal Signor Merlo su Reppubblica online vuol dire farsi in parte complici della vile, meschina e ingnobile campagnia fatta di diversivi e disonesti giochi fumosi che la Chiesa Cattolica ha messo in campo per sviare dal punto fondamentale:

Hanno violentato bambini e bambine e hanno coperto i misfatti, finché hanno potuto, per evitare lo scandalo.

Questo non è argomento da Librio Cuore.

Lyndon 

Apr 07

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Serpeggia attorno a Castel Gandolfo, sopra le ultime pagine delle carte cristologiche di Joseph Ratzinger, l’accusa del mondo. Eppure al Pontefice pare non sia affatto grave che un tale lupo lo bracchi per tutta Europa, costringendolo a chiedere scusa e ad autoconfessarsi regalandosi una gradita autoassoluzione. Egli non si spaventa.

Non guarda con preoccupazione alla campagna mediatica di persecuzione. Probabilmente confida, Mr. Ratzinger, nel filo diretto con il suo Altissimo. O, più umanamente, ripone fiducia nel suo potere.

Poco importa se alle sue pie orecchie arrivono notizie del genere, provenienti dal suo giardino di casa. I valori della Chiesa vanno difesi a ogni costo.

Non sembra aver cura, il Papa, della dimostrazione inesorabile che nelle gerarchie di Santa Madre Chiesa il male si annidi non come isolato episodio - fra l’altro sempre passibile di perdono poiché è un peccato e non un reato - bensì come conseguenza sistemica dovuta a problemi organici ed endemici nelle modalità con cui si formano i sacerdoti.

Non c’è nessuna paura da parte dei Figli di Dio a mostrare il proprio vero volto: in netta opposizione a ciò che gli umani chiamano modernità.

Evidentemente in postilla alle virtù teologali ci deve essere, non completamente in bella vista, questa frase:

Qualsiasi cosa ti dicano, qualsiasi cosa ti accada: ricorda! Tu agghinderai il tuo volto con la bronzea espressione di tracotante e fastidiosa vittoria che trasforma le vittime in carnefici e i carnefici in perseguitati.

Lyndon

Mar 09

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Ai cattolici la confessione viene insegnata e descritta come un atto di rinascita. Vengono chiamate in causa immagini e sensazioni di un vero e proprio lavaggio dalle impurità. Nel confessore il cattolico trova l’abbraccio caldo del perdono divino e cancella il proprio senso di colpa, si monda dai peccati e non ci pensa più.

Oltre alla macchia, anzi insieme ad essa, in realtà la confessione lava via la responsabilità delle scelte compiute. Gli uomini che chiedono il perdono e che ottengono il perdono rinascono come bambini senza peccato ma anche senza responsabilità e coscienza degli errori commessi.

L’oscurità del peccato viene sciolta nell’assoluzione divina e quindi si pretende che perdonare voglia dire dimenticare.

La confessione toglie il peso delle brutte azioni, controlla che tipo di brutte azioni vengono compiute in modo puntuale e dettagliato e, soprattutto, crea coscienze a responsabilità limitata, legandole in un costrittivo vincolo paternalistico, bloccandone la crescita e condannandole a un costante stato da infanti - nel senso di incapaci di parlare quindi di essere adulti.

Al di là di queste caratteristiche di imperio, la confessione è ultimamente tornata di moda anche per il vertice della Chiesa di Roma. Il perdono e le scuse, in questo caso, non vengono però richieste sommessamente e a capo chino in un oscuro confessionale, sotto lo sguardo a un tempo grave e accondiscendente del confessore. In questo caso le scuse sono gridate con orgoglio e protervia in un classico della tattica: attaccare per difendersi.

E sembrerebbe che gli offesi, coloro che sono stati toccati dalle conseguenze dei peccati per cui si procalma il perdono, debbano incassare le scuse e ringraziare il cielo per la magnanimità di un gesto tutt’altro che dovuto.

Gli uomini bruciati, umiliati e trucidati devono accettare le scuse. I bambini distrutti e condannati all’oscurità per sempre devono ritenersi fortunati: la Chiesa si scusa con loro!

Soprattutto, i peccati che prima si volevan nascondere ora sono semplicemente cancellati. Obliati da un tribunale divino in cui il peccatore è confessore di se stesso e assolutore dei propri peccati.

Ancora più pericolosamente questo tipo di scuse cancella le responsabilità delle azioni compiute dalla Chiesa,  che rinasce, con un trucco da teatro, candida e monda dai suoi peccati ma che, a differenza del resto degli umili e mortali questuanti di perdono, conserva un uso della parola tutt’altro che infantile, anzi, verrebbe da pensare a una lingua doppia e bifurcuta.

Una lingua a cui però ricorderei:

Excusatio non petita!

Lyndon

intersettiva.it