Gli Intersettivi, quando il tempo è dolce e le incombenze del lavoro lasciano quel tanto la presa, si vedono a pranzo non poco lontano da Porta Pia. Mangiano insieme, attorno a falangi dai ranghi un po’ farraginosi di manager e donne in carriera, fattorini e altri tipi di sottoposti lavoratori, in mezzo ai palazzi sorti dopo la presa sabaudo-italiana della nostra città - per l’esattezza 140 anni fa.
Ieri il tempo è stato dolce ma non ci siamo visti. Le incombenze devono aver mantenuto salda la mano.
Forse, però, è stato meglio così. Pranzare da quelle parti sarebbe stato poco piacevole, la solita pizza avrebbe avuto un sapore amaro. L’eco delle parole del Presidente della Repubblica, del Sindaco di quella che da oggi sarà “Roma Capitale” e del Cardinal Bertone avrebbe risuonato ancora potente e altezzosa per i dintorni.
Il sogno del Fascismo di riuscire nella contraddittoria impresa di fondere i valori patriottici del Risorgimento con quelli della pesante tradizione della cultura cattolica, ieri, sembra aver trovato la sua maschera migliore. E teatro più adatto non poteva esserci che quello di Porta Pia, dove si consumò il sacrilego atto d’offesa al Soglio Pontificio e dove, dopo nemmeno 150 anni, si stringe la mano al Cardinal Bertone in nome di una Repubblica Italiana che pare non esser più fondata sul lavoro ma sulla fede cattolica, in un afflato di collaborazione per il bene comune del popolo italiano fra vertici ecclesiastici e politici della Penisola.
L’intesa sulla necessità assoluta dell’unità dello Stato, del ruolo indiscusso e indiscutibile di Roma Capitale politica d’Italia e religiosa del mondo, fra i Cattolici e parte di quel magma polimorfo e confuso che è la destra italiana al potere ieri ha mandato un segnale molto importante a un’altra parte della stessa destra: l’Italia è una, sui suoi attributi ci si accorda poi.
La Chiesa Cattolica rende chiaro un altro punto al Governo: va bene il federalismo ma come siamo uniti nella fede dobbiamo esserlo nella cittadinanza!
Perché, dopo gli attacchi agli scivoloni morali della politica berlusconiana tutta lustrini e piume di struzzo, all’intolleranza leghista (e non) contro i flussi di migranti – che avendo perso il suffisso im- sembrano quasi degli stormi di strani ed esotici volatili – ora la Santa Sede si espone in modo così chiaro e diretto contro i venti del federalismo, riscoprendosi più italiana degli Italiani?
A guardare la storia martoriata della Penisola italica, la Chiesa Cattolica è sempre stata un fattore ostile a qualsiasi progetto d’unità del Paese, la resistenza dei Papi alla formazione di un potenziale Regno d’Italia, simile a quelli nati nelle altre grandi zone dell’ex Impero Romano e dintorni è una costante inamovibile. Piuttosto che unire, i Pontefici hanno sempre mantenuto una politica estera che esasperasse le differenze fra le diverse anime italiche. Pur avendo a disposizione un fortissimo strumento d’omologazione come quello religioso, la Chiesa Cattolica non ha mai avuto l’intenzione politica di promuovere un soggetto statale che unisse, o meglio facesse gli Italiani. Il divide et impera, insomma, è stata la loro stella del mattino. E ciò è facilmente comprensibile. Uno Stato militarmente debole come era quello della Chiesa non poteva permettere di farsi accerchiare da un Regno d’Italia che inevitabilmente l’avrebbe fagocitato. Inoltre, mantenendo l’autonomia i Papi potevano infiltrarsi nelle corti europee come eredi di Pietro e non come confessori speciali del Re d’Italia.
Perso il potere temporale, la Chiesa Cattolica ha ben presto compreso che intessere relazioni d’amicizia con lo Stato italiano fosse indispensabile per mantenere gran parte delle proprie ricchezze e, di conseguenza, la propria identità e autorevolezza a livello internazionale. Immaginiamo per un attimo cosa sarebbe potuta essere la Chiesa di Roma oggi, se il Regno d’Italia avesse avuto la volontà e la forza politica di trasformare il vescovo di Roma in una versione cattolica di quello di Canterbury. Ognuno di noi ha un mondo migliore da sognare e forse lì i Re d’Italia avranno avuto un pizzico d’orgoglio in più.
Dunque, tolto il muso per la lesa maestà i Papi hanno visto bene di trasformare per quanto possibile il nostro Stato in una specie di organismo-ospite e da nemici dell’unità si sono trasformati in padri tutelari delle anime italiane e quindi nel virus dell’organismo-ospite.
In questa prospettiva vanno viste le parole di Bertone a Porta Pia. La Chiesa Cattolica avverte, come del resto chiunque di noi abbia un minimo d’intelligenza, la crisi profonda e lacerante della Repubblica e della sua presenza sul puzzle impazzito dei territori della Penisola. Ma mentre noi, piccoli e indifesi, vediamo soltanto la nave che affonda e diversi corsari che aspettano soltanto il momento giusto per portarsi via più tesori possibile, loro, dalle parti di Via della Conciliazione, vedono che il proprio organismo-ospite rischia parecchio e di conseguenza le proprie ricchezze e i propri possedimenti nel Paese minacciati dal pericolo di una legislazione esplosa nei mille rivoli territoriali. Tutto il lavoro di infiltrazione fatto fino adesso, passando attraverso le guerre mondiali, la dittatura fascista, la Repubblica e la Televisione, è in pericolo.
Ormai, insieme all’Esercito, la Chiesa Cattolica è ciò che rimane dell’unità d’Italia. Il prete e il maresciallo dei carabinieri delle vecchie pellicole in biano e nero sono le uniche Istituzioni rimaste ancorate agli Italiani di ogni dove che mantengono ancora un volto unitario. Non a caso la commemoraizone della morte in Afghanistan dell’ufficiale italiano della Folgore ha fatto parte della cerimonia di ieri.
La politica, le Istituzioni, i diversi livelli della Pubblica Amministrazione, la Scuola sono in via di putrefazione. Dei loro stessi avversari non esiste più nemmeno la memoria. Napolitano è molto più simile all’oblio del PCI che al suo ricordo.
Bertone allora si è scomodato fin ai piedi della Porta violata, facendo dimenticare a tutti che proprio lì il potere degli uomini osò ribellarsi a quello dei messaggeri di dio, perché deve essere chiaro alla Destra Italiana – cioè a quasi tutto ciò che rimane della politica italiana – che in paese se si vuole avere un prete per la salvezza delle anime degli Italiani ci deve essere un sindaco: unica Fede, unica Italia!
Lyndon





