Mappismo Intersettivo #10 - Proposta per una “Geografia pasoliniana”
Leggendo questo intervento di Valerio Magrelli su Nazione indiana ci è venuta in mente una proposta: perché non costruire una mappa della geografia pasoliniana?
Riportiamo di seguito il punto III dell”intervento che riteniamo sia quello più significativo e possa costituire un valido “canovaccio” da cui partire:
“Sono davanti a una dozzina di libri su Pasolini, nel tentativo di illustrare il senso del suo rapporto con Roma, tanto determinante per la sua opera letteraria e cinematografica. Film come Accattone, Mamma Roma o La ricotta, romanzi come Ragazzi di vita o Una vita violenta, cicli poetici come le Ceneri di Gramsci, formano infatti un’unica costellazione figurativa e linguistica. Eppure non è facile provare a chiarire il profondo legame che unì lo scrittore del Nord alla capitale, dove si trasferì verso il 1950. Infatti il poeta di Monteverde, il leggendario insegnante di Ciampino, è in realtà lo stesso autore che seppe aderire come pochi altri sia alla struggente bellezza dell’Italia triveneta (con L’usignolo di Casarsa), sia al fascino di un “Altrove” intercontinentale (grazie ai grandi reportage asiatici e africani).
Per quanto riguarda il primo caso, basti ricordare come Casarsa e la sua provincia facciano tutt’uno con la prima fase della sua produzione. Eppure, caso davvero raro nella letteratura italiana, proprio il cantore della piccola patria friulana seppe aprirsi come pochi al richiamo di altre culture. Basti pensare al suo cinema, con l’Inghilterra dei Racconti di Canterbury o la Tanzania, il Kenya, l’Uganda di Appunti per un’Orestiade africana, luoghi a cui deve aggiungersi, sul piano della saggistica, un testo illuminante quale L’odore dell’India. Come è stato notato, alla base di queste scoperte stavano da un lato l’inquietudine per “l’universo orrendo” del neocapitalismo italiano, dall’altro l’ansia di visitare paesi che accogliessero, ancora incontaminati, natura, arcaismo, povertà, eros. Ebbene, l’amore di Pasolini per Roma dev’essere appunto inserito all’interno di questa fortissima polarità fra localismo e cosmopolitismo, ripiegamento contadino e curiosità etnografica.
L’acuminata sensibilità di questo autore per i paesaggi geografici e, antropologici trova così nella nostra capitale il punto mediano fra i due estremi della sua parabola espressiva. La borgata, cioè, si configura come uno spazio incerto e mutante, sempre sul punto di trasformarsi in realtà mitica. Non per niente, il desolato gruppo di baracche da cui proviene il protagonista nel romanzo Una vita violenta, fra l’Aniene e il quartiere Tiburtino, è soprannominato “la piccola Shangai”. Non per niente, prima di tuffarsi nel Tevere, l’eroe del film Accattone viene paragonato a un faraone egizio. Posta all’incrocio fra classicità e industrializzazione, arcaismo e modernità, Roma fu dunque un luogo in cui rievocare un altrove struggente, tradito, perduto, o forse soltanto sognato.”
L’idea potrebbe essere quella di costruire una cosa del genere mappando i luoghi della vita e delle opere di Pasolini.
E sarebbe un’idea da contrapporre alla fastidiosa e viscida sorte che Pasolini ha fra i nostri concittadini. Una sorte che non solo lo vede oggetto di riprobazione, odio, astio e avversità da parte di tutti coloro lo abbiano ritenuto un nemico, un avversario, un uomo da combattere. Magari fosse soltanto questo. Sarebbe onesto quanto meno.
Purtroppo la sorte riserva a Pasolini tiri infingardi, segnati da un ghigno amaro che nasconde il propro livore. Un ghigno che ha il volto del “noto bibliofilo” Dell’Utri, che ci assicura dell’inquietante valore della penna pasoliniana.
Ma quanto “inquietante” dalla bocca di Dell’Utri esce come svuotato di ogni suo condiviso significato e si ammischia al ghigno di chi si può permettere di elogiare falsamente il nemico, consapevole del proprio potere sulla coscienza degli umani d’italica provenienza.
Alessandro & Lyndon
