Giu 03

… ci affanniamo, continuando a fare affari, nel tentativo di salvare da noi stessi la Terra - senza guardarci pienamente in faccia nella nostra follia il tempo continua a scorrere inesorabile…

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Lyndon

Dic 22

Philippe Ridet racconta una storia curiosa: di come l’elogio di un elogio firmato qualche anno fa dall’appena martirizzato Presidente del Consiglio fosse stato vaticinio dell’atto folle del Tartaglia.

La follia dell’elogio ha però ben poco in comune con quella che ha poi portato al martirio - passando per un goffo tentativo di desacralizzazione del corpo berlusconiano, che per intenderci non è Berlusconi.

La follia di Tartaglia non è quella delle imprese fatte col cuore dall’Imprenditore-Re. La follia nella mano armata di 300 grammi di Duomo in miniatura non è quella della Repubblica delle Lettere, quella di un eroico furore.

La follia in questione, fatta di souvenir e trepiedi, è normalità espressa con una spruzzata di sopresa. Un piccolo scoppio, simile a quello che fa la brace prima si spegnersi o un fuoco ordinato e composto nel camino.

Non c’è niente nel grigiore dello squilibrio di Trataglia. Non c’è visione di mondi, non c’è santità, non c’è rivoluzione, non c’è malvagia cattiveria. Non si tratta nemmeno di un casuale e irrazionale evento senza senso. Perché si è subito pronti a descrivere quella Cattedrale volante di 300 grammi come una conseguenza prevedibile dell’utilizzo del corpo nella politica del Premier.

Anche alla follia allora non rimane che canonizzarsi in attesa di elogi e imprese migliori.

Per ora mi consolerei con una forma naturale:

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psychedelica

Lyndon

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