Mag 07

Ouverture:

Questo genere di post è di quelli che più mi spaventano. Provare a descrivere punti di vista, opinioni e considerazioni non banali su fenomeni storici che, durata del nostro pianeta permettendo (a proposito di banalità da ricordare e momenti di depressione da caldeggiare o sconfiggere a seconda delle vostre tendenze del momento - e aggiungo, cosa ci è rimasto se non la banalità?), richiederanno nella migliore delle ipotesi, buttiamola lì, almeno un’altra cinquantina d’anni, insomma, è una cosa che mi mette in un certo stato di apprensione. Non che la cosa possa essere di pubblico interesse, o che la scrittura di suddetti pensieri mi sia stata prescritta da un medico come cura sedativa per la mia indomabile creatività, comunque volevo rendervi partecipi di questo mio momento di tenera insicurezza.

Comunque sia, pensatemi un po’ come quello qua sotto mentre scrivo queste cose.

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Adagio:

Insomma, anche ai meno attenti e sospettosi (che non si crogiolano come noi nel dolce brodo del sospetto ricordato dal motto del nostro blog), si saranno fatti nel trascorrere dello scorso decennio un’idea meno romantica di quella propinata dalla vulgata ufficiale sulle ragioni e le realtà di questa benedetta Unione Europea. L’indottrinamento post-adolescenziale dell’Erasmus, la cultura condivisa, il suggello della facilità degli spostamenti geografici favoriti dal proliferare delle Low-Cost, le mille fantomatiche iniziative comuni, l’amichevole e caldo abbraccio dei Fondi Europei. Per i più scettici e tradizionalisti è stata lanciata lì anche l’opzione “radici cristiane” che “hai visto mai dovesse funzionare?” (una crociatina ogni tanto fa sempre bene). Bruxelles l’anonima come nuovo centro dell’impero di parlamentari con quarte cariche istituzionali, rimborsi spese modello “borsa di Mary Poppins” e tanta voglia di allargare l’orizzonte dei propri appetiti economici. Ovviamente noi come entità nazionale non ci siamo certo fatti guardare dietro e abbiamo primeggiato nella categoria.

Crescendo:

Ma a conti fatti, ben pochi di noi non si sono accorti che questa entità sovrannazionale andava assumendo i chiari contorni ed i solidi e spietati principi che regolano la madre di tutte le costruzioni umane ovvero quelli dell’economia nella sua incarnazione di una società per azioni. L’Euro ci protegge, siamo interlocutori più forti nei confronti dell’alleato di oltreoceano e delle fagocitanti Tigri d’Oriente. Tutto vero. Avvisaglie cicliche, sotto forma di referendum che bocciavano l’adesione alla Zona del Nuovo Impero, di paesi con un’economia per il momento più solida o semplicemente più autarchica e controllabile sono state forse facilmente interpretate come transeunti e destinate ad una successiva integrazione tra le fila dell’Ordine. E c’è comunque in questo poco merito da attribuire all’autodeterminazione di alcuni popoli ed evidentemente molto di più alla lungimiranza dei “vertici societari” di alcuni stati.

L’enorme, perché estesa ma non numerosa nei suoi membri, joint venture della classe dirigente del vecchio continente (beh, lo ammetto perfino io, qualcuno a crederci là in mezzo ci sarà pure, ma evidentemente conta poco) si sgretola come neve al sole di fronte a dei conti che, non c’è verso, non vogliono quadrare. Come i soci di un Consiglio di Amministrazione societario di fronte ad un bilancio in rosso pensano prima di tutto a salvare la loro quota azionaria, in questo plutocratico organismo transnazionale chi è in difficoltà non può portare giù nel baratro con sé gli altri, specie se sacrificabile come lo è la Grecia. Ovviamente a quel punto, chi è in odore di futuro tracollo, non può che ostinarsi a difendere tenacemente il debole del momento per creare un precedente importante, una soglia dietro la quale trincerarsi, un’ancora di salvezza per un naufragio imminente (Monsieur Frattini). La lista d’attesa della speranza: Portogallo, Spagna e, eccoci qua, Italia.

Senza nemmeno voler prendere in considerazione l’ingresso recente e/o programmato della galassia di stati dell’Est, ciascuno con prodotti interni lordi di dubbia comprensione e un reddito procapite che effettivamente anche a un bradipo tridattilo (e guardate che sono animali lenti ma intelligenti) sembrerebbe foriero di qualche squilibrio sociale nell’allegra combriccola (vogliamo fare un confronto tra un danese ed un rumeno?), ma  che costituiscono evidenti praterie di conquista per i filantropi di cui sopra e serbatoi di nuova forza lavoro con una coscienza di classe (lo so! vi prego passatemelo) di là da venire.   

Finale:

La Merkel, portavoce del socio detentore del pacchetto azionario di maggioranza, detta le condizioni. L’Inghilterra alle prese con l’eterna diatriba whig/tory e con un’affermazione di questi ultimi (notizia delle ultime ore) sembrerebbe premiare la teoria secondo la quale non tutti sono disponibili a sprofondare nel baratro in nome del progetto comunitario o comunque preferiscono farlo il più tardi possibile e per conto loro, viste le posizioni antieuropeiste di Cameron e nonostante quella che a detta di tutti gli esperti del settore è stata la politica economica anticrisi di Brown. Il tutto dovendo fare ancora chiaramente i conti con il newcomer Clegg (al quale almeno sulla carta va la mia simpatia e, sì, a volte basta anche solo una faccia nuova).

Comunque sia, le immagini brutali e ansiogene degli scontri di piazza in Grecia contro la nuova politica di austerity decisa dal governo di Atene (che detta così sembra molto più importante di quel che in realtà è e, come ovvio, sembra soffrire degli stessi nostri mali), memento e dimostrazione dei cicli storici ricorrenti, ci catapultano indietro nel tempo. Gli scioperi ad oltranza di minatori ed operai dell’era thatcheriana, gli scontri del luglio 1960 durante il governo Tambroni, e ancora prima fino alla repressione dei moti di Bava Beccaris nel 1898 in una girandola impossibile da enumerare di morti, incidenti e disordine che sto ripercorrendo solo per associazione di idee. 

Forse perché in Grecia, ci raccontano, la criticità del momento è esasperata dalla violenza degli anarchici fuori controllo (che nella peggiore delle ipotesi vantano quanto meno un’illustre tradizione essendo anarchici e per giunta greci) e di partiti anacronistici (e per favore leggete il penultimo capoverso di questo). Forse perché, seguendo il filo dei pensieri, ma anche solo per una puerile ingenuità degna del miglior dietrologo che è in me, trovo una curiosa assonanza tra chi predica un ordine incentrato su autonomia, libertà ed indipendenza del cittadino (riduttivo eh?) e chi invece ha fatto di regole e controllo una gabbia ed uno instrumentum regni con cui garantire esclusivamente la propria libertà, autonomia ed indipendenza in una roboante e accecante ricchezza. Insomma niente di nuovo sotto il sole.

Paolo

Gen 07

Frattini: una gravissima violazione dei diritti umani fondamentali

La voce dei paladini italici della vera religione, la voce dei cattolicissimi difensori della fede, la voce che si stringe attorno ai fratelli copti e ai cattolici egiziani.

Travalicono il mediterraneo verso le zone limitrofe alla terra santa le parole del ministro della Repubblica ma nel viaggio queste parole si trasformano quasi subito e suonano appaiate a quelle dell’Osservatore Romano - forse anche il Frattini è saldamente convinto che il giuramento alla Repubblica era in realtà un giuramento divino?

Non vengono spese altrettante virtù cristiane né tantomeno umane per la rivolta dei servi della gleba. Neri e infedeli costoro sono nemici della vera fede e dell’unica religione, adorano un falso dio e per giunta sono fratelli nella miscredenza degli stessi che hanno causato la sorte di morte dei poveri copti egiziani.

Nella certezza che la Repubblica si batterà contro chiunque offenda la libertà di fede cristiana e si dimenticherà dei diritti umani quando questi dovrebbero appartenere anche agli altri, mi aspetto che fra poco la polizia in assetto antisommossa contro gli schiavi mori sfoggi una croce rossa grondante del sangue degli infedeli.

La loro prigione taglia la carne, è nel braccio della morte e non ne usciranno.

Lyndon

intersettiva.it