Feb 23

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Andrea Morigi su Libero ci rende partecipi della sorte di Kristin Himmler - non è un caso d’omonimia, la discendenza è diretta. Quale migliore contrappasso può esserci per la nipote dell’ideatore dell’Olocausto? Diventare ebrea - sposando Dani, strumento inconsapevole del giudizio del fato - divorziare (salvate almeno in parte le apparenze) e diventare una convinta filosemita. Tanto convinta da partecipare al convegno “Olocausto, discriminazione e tolleranza in un mondo globalizzato”, accostando il proprio cognome a quello dei massimi personaggi della cultura ebraica mondiale. Convegno che in sé non avrebbe dovuto sorprendere, secondo Morigi, se non per la presenza di quel cognome. Insomma, per intenderci, è come se al convegno “Diritti e Orgoglio, l’omosessualità nell’Italia del terzo millennio” figurassero fra i relatori le nipoti di Giovanardi e di Fede, prima ingravidate dalla discendenza di Vauro e di Santoro, poi fulminate da una conversione lesbica.

Ovviamente ad avere il coraggio di continuare a leggere si vedrebbe emergere la colpa che il contrappasso punisce: “Sarebbe stato più semplice far finta di nulla, accontentandosi di cedere al negazionismo storico. Invece la discendente di Himmler ha voluto sapere la verità.” Kristin, eretica dissidente, affetta da quella fastidiosa sindrome che è la curiosità femminile, è senza dubbio colpevole di aver inseguito il fantasma della verità, piuttosto che accontentarsi umilmente del diktat negazionista, come il suo cognome le avrebbe dovuto suggerire. Così condanna il suo nome e anche il suo pargoletto - perché, non paga, con Dani ci ha fatto pure un figlio. Povero bambino ebreo a cui sarà “difficile spiegare” perché alcuni suoi “avi” abbiano sterminato, oltre gli altri nel mucchio, l’altro ramo della famiglia.

Lyndon

Feb 26

La generazione cresciuta tra la fine degli anni 70 e l'inizio degli anni 80 ha avuto a che fare con l'esplosione dell'eroina nella società italiana in maniera così forte che ancora oggi ne porta impresse alcune immagini simboliche. Le caramelle dagli sconosciuti, il tossico che ti chiede 100 lire per mettere la miscela al motorino, gli scippi sulle Vespe ai danni di innocenti signore che passeggiano. Tutte le leggende nere sul drogato come essere diabolico, diverso, come se si fosse nati eroinomani e non lo si fosse diventati. Lo Stato, negli anni 80, ha definitivamente vinto una battaglia importante, sostituendo la violenza sugli istinti ribelli con una forma sedativa di repressione: l'eroina, droga "artistica" tramutata in strumento alla portata di chiunque volesse fuggire quel mondo che aveva combattuto fino a poco tempo prima. Si ottenne un doppio effetto; da un lato si potevano frenare i sentimenti rivoltosi, grazie ad un apparente suicidio di massa senza responsabili, e dall'altro si riusciva ad avere pieno appoggio dalla collettività che, impaurita e schifata, emarginava il simbolo più immediato della criminalità, cioè il tossicodipendente. Ma i tempi cambiano. E cambiano gli approcci alle cose della vita.

L'eroina iniziò a decadere, era morta troppo gente in circostanze tristi, spesso squallide. Non ci si poteva ridurre a larve per un buco. L'immaginario dell'estasi proletaria si trasformò in un immaginario di disperazione e vuota solitudine. Della storia raccontata da Christiane F. restava il mito di fondazione.

A metà degli anni 80 l'Italia si trasforma, si trasforma tanto. L'epoca d'oro del craxismo, sospinta dall'ottimismo economico proveniente dagli USA, riassunta nella Milano da bere, porta il paese a dimenticare, almeno apparentemente, le angosce e i dolori recenti. Ci sono mille opportunità da sfruttare, c’è finalmente un futuro. Si intersecano, in particolare, due grandi svolte: si può essere di sinistra in maniera soft e contemporaneamente arricchirsi. Si impongono dei modelli: imprenditoriali, politici, di stile. In particolare Gianni Agnelli, che fra tutti era il meno rampante, viene eletto a padrino dalla nuova gioventù in ascesa. Attorno a lui, non a caso, gravitavano voci incontrollate: si diceva che fosse il vero padre di Luca Cordero di Montezemolo, che andasse a letto con centinaia di donne diverse (tra le quali il sogno proibito degli italiani Edwige Fenech, compagna proprio di Montezemolo) e non ultimo, che avesse impiantato nelle narici una sorta di rivestimento in argento dovuto alle copiose pippate di cocaina.

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La cocaina era la droga dell'élite, di chi faceva la bella vita. Era uno status symbol, definiva il consumatore: costava tantissimo, non si trovava al bar sotto casa, ti aiutava a sopportare ritmi di lavoro forsennati e ti permetteva di essere sempre scattante, dinamico, reattivo. Le abitudini, come dicevamo, cambiano e con esse cambia la percezione delle condizioni sociali. Pian piano, arrivati ai giorni nostri, l'enorme richiesta ha fatto crollare il prezzo della coca. Sono finiti i tempi del farsi misticheggiante e sono arrivati i tempi della consapevolezza. Ma a quanto pare le convinzioni popolari sono dure a morire: la cocaina ti tira su, ti fa sentire dio, è vincente. Forse anche per questo un bel giorno Morgan, musicista/compositore di successo nonché ex giudice di X Factor, concede un’intervista a Max dichiarando di assumere “cocaina in basi” come antidepressivo. Cocaina in basi, cioè crack, che lo aiuta ad aprire i sensi. Anatema su di lui, cattivo esempio per i giovani! Si scatena il dibattito, tra ovvie fazioni di pro e di contro.

Francamente, di decidere se ha fatto bene o male a dirlo, non ci frega niente. Ci frega di più pensare che questa rivelazione abbia costituito l'ennesimo scandalo montato ad arte e abbia portato nuova carne al fuoco della pubblicità: dello stesso cantante, di San Remo che l'ha escluso e ha tenuto sul filo del rasoio un'improbabile rentrée, dei giornali e delle riviste sulla scia di Max.

Due programmi televisivi hanno invitato Morgan e altri ospiti per trattare il tema, delicatissimo, della diffusione della droga. Bisognerebbe fare una sorta di raffronto parallelo. Bruno Vespa e il suo Porta a Porta offrivano: Morgan, Don Mazzi, Livia Turco, Stefano Bonaga, Claudia Mori, Giorgia Meloni ed altri personaggi che ora non ricordiamo. Il tutto era molto serioso e la Turco, in qualità di madre coraggio, ha pianto in diretta, sconvolta dalla facilità con cui i ragazzi entrano in contatto con le droghe. Michele Santoro, ad Annozero, ha chiamato: Morgan, Stefano Bonaga, Mauro Pagani, Antonio Scurati, Marco Baldini, Giorgia e Mario Benusiglio. Stessa seriosità, ma approccio meno retorico e più diretto. Le interviste di Vespa sono state fatte a Pupo ed Enrico Ruggeri, severi testimonial antisballo. I casi mostrati sono stati quelli di Paolo Calissano (chi è? Cercatevelo) e Matteo Cambi (aridaje! Cercatevi pure lui). Santoro ha mandato un'intervista, non proprio recente per la verità, ad un gruppo di ragazzi dai 15 ai 17 anni che ammetteva serenamente di fare uso di ogni tipo di droga per fuggire dalla noia e in studio era ospite la regista Tecla Taidelli, autrice di "Fuori vena", che testualmente ha affermato di provenire "da una famiglia di chirurgi plastici, ma io ho deciso di vivere la strada e grazie all'lsd che mi ha aperto le porte della percezione adesso faccio la regista". Vabbè.

Come in un vecchio gioco, presi i vari personaggi, vi invitiamo a trovare la differenza tra i due parterre. Se non la trovate, ve la dico io: nella seconda trasmissione c'erano testimonianze dirette di chi ha avuto a che fare con le droghe. Al di là del contenuto specifico, preme ricordare due frasi. La prima, detta da Mario Benusiglio, padre di Giorgia, dovrebbe essere illuminante: “Faccio prevenzione nelle scuole esclusivamente con ragazzi dai 9 ai 14 anni; oltre i 14 anni sono loro che possono insegnare a noi qualcosa di nuovo". La seconda è di Morgan, che consciamente o meno, apre e chiude il cerchio quando afferma che "gli stessi che vietano le droghe, le mandano in giro". Amen.

Le statistiche sono impietose. I ragazzini che si fanno per noia, i cui genitori nulla sanno e nulla vedono, dimostrano quanto siano diffusi i consumi nell’indifferenza generale. E chi si scandalizza e promulga leggi, chi sbraita e urla il suo dagli all’untore quando esce fuori il Morgan di turno, fa suo il vecchio adagio sui vizi privati e le pubbliche virtù mantenendo intatto il candore.

Per fortuna, i tempi dell'eroina e dello squallore sono finiti.

S.Patrizio (con la collaborazione di uno nuovo fichissimo che sa un sacco di cose)

Feb 26

Ma come è mai possibile? Il ministro Giovanardi (è proprio lui, non un Gino Bramieri a cui qualcuno ha chiuso erroneamente la faccia tra due battenti di una porta e poi si è divertito a fare una plastica per farlo somigliare a Topo Gigio) riesce a protestare contro Annozero anche in questa sua versione per bambini dell’asilo nido (ricordiamo che la par condicio più che una prova di democrazia sembra uno di quei giochi che le maestre esauste a fine giornata impongono alla ciurma ancora scatenata: “forza bambini, tutti con la testa sul tavolo che facciamo il gioco del silenzio!). Una trasmissione il cui punto forte è stata la telefonata intervallata da lunghe “cadute di linea” del pontefice della musica italiana, sua maestà Adriano, che decretava la morte del Festival di Sanremo, guerra alla discendenza Savoia e appoggio incondizionato al telegenico Morgan, riesce comunque ad essere al centro delle attenzioni del nostro avveniristico governo.

Intanto parliamo contenti di letti di Napoleone scorciati, orche assassine che tengono alto il loro nome, di un’eterna promessa del pattinaggio che chissà per quale male oscuro non riesce proprio a vincere (riusciamo ad essere mediocri persino in questo - le speranze) e un po’ meno della prescrizione del processo Mills (badate bene a fine 1999 e non ad inizio 2000, quindi mi chiedo: e se i genitori di Gesù avessero aspettato a denunciare il figlioletto all’anagrafe - invece del 24 dicembre, il 1 gennaio - ora nonostante tutta questa storia infame, avremmo vissuto un anno in meno di berlusconismo), di una marea nera dolosa che sommerge un fiume, del ritorno ruggente - se mai se ne è andata - di ogni corruzione in Italia.

Fa sempre piacere fare delle piccole rassegne stampa.

INTERSETTIVA (affranta)

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Nov 10

Francesco Merlo scrive oggi su Repubblica.it un articolo sulle mefitiche parole di Giovanardi e, finalmente, non fa giri di parole:

“Ecco: con le sue orribili parole di ieri mattina Giovanardi si fa complice, politico e morale, di chi ha negato a Stefano un avvocato, un medico misericordioso, un poliziotto vero e che adesso vorrebbe pure evitare il processo a chi lo ha massacrato, a chi ha violato il suo diritto alla vita.”

“Perché la verità, caro Giovanardi, è che gli zombie e le larve non sono i drogati, ma i poliziotti che non l’hanno protetto, i medici che non l’hanno curato, e ora i politici come lei che sputano sulla sua memoria.”

Alessandro

intersettiva.it