Gen 27

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Luigi Marino a soli 25 anni sta accumulando un tesoretto. A piccoli passi vende per 79 centesimi ai “giovani adulti” dell’I-Phone d’Italia una raccolta completa dei discorsi del dittatore Benito Mussolini - lo chiamo così perché ne prendo le distanze osservandolo per quel che è stato: un dittatore.

A. Balbi e G. Gagliardi, le penne dell’articolo su I-Mussolini, si stupiscono che la generazione facebook, i ragazzi che comprano on-line e che possiedono un I-Phone possano essere interessati a una parte del nostro passato come se fossero dei nostalgici vecchi e piegati dal tempo. Forse ci sarebbe da dire alle penne di Repubblica che il paragone con la nostalgia del regime non tiene. I giovani adulti con l’I-Phone nel fodero non hanno nostalgia, per loro non si tratta di scaricare i discorsi del dittatore Benito Mussolini, si tratta di Mussolini, si tratta di un simbolo che non appartiene al passato ma al presente e al futuro di questi giovani-facebooked.

Non c’è prospettiva storica (al massimo si arriva a dire che era il nonno della Mussolini). Mussolini è un personaggio cool quanto il resto delle maschere che popolano la vita quoitidiana di questi “giovani adulti” - la ripeto questa espressione perché me ne piace l’ossimoro che crea, ossimoro immagino insospettato dalle penne di cui sopra. Mussolini vale Gandhi negli scaffali dell’App Store. Con entrambi si fanno dei tesoretti per chi vende e bella figura per chi compra.

Concludendo, ché troppe lettere su I-Mussolini non vanno utilizzate, mi chiedo cosa sia peggiore per la Repubblica: l’impossibiltà de facto e de jure di appellarsi all’apologia di reato oppure la mancanza di distanza nelle generazioni presenti che non fa dir loro:

Il dittatore Benito Mussolini.

Lyndon

Gen 01

A leggere i due articoli di Correire.it e Repubblica.it si ha la sensazione di una scopiazzata da bignami banale e fastidiosa.

Questo appartiene all’incompetenza linguistica della stampa, che è  forma  di inconscia autocensura pericolosissima,  figlia delle stesse menti che dovrebbero combattere ogni bavaglio e perciò molto più difficile da debellare.

Gli articoli, però, parlano della censura di Stato, fatta da leggi che sparano come fossero armi da fuoco sulla libertà degli individui. Leggi a cui Apple si conforma, dichiarando in sostanza che Paese che vai…

Ci si indigna, ci si meraviglia che la mela del Think Differently chini la testa di fronte alla censura Cinese e si pieghi come già hanno fatto Google e Yahoo. Allo stesso modo di questi ultimi colossi del web, Apple è in netto contrasto con le leggi locali cinesi che invece ha dichiarato di dover osservare. Lo è sia da un punto di vista etico sia da un punto di vista legale- second Rfs.

Il punto è però che per quanto l’indignazione sia fondata si tratta solo d’affari, e su di essi si centra tutta la faccenda. Apple fa affari. Questo conta.  Non certo l’etica o il diritto. Il mercato globale sceglie ogni scrupolo e di fronte al guadagno un’azienda vede poco più in là del proprio interesse.  Il danno potrebbe essere solo d’immagine eventualmente ma sarebbe comunque passeggero e fuggevole, considerata la breve memoria del presente.

Perché l’indignazione possa avere una qualche efficacia - a parte produrre articoli mediocri - Apple  dovrebbe vedere in se stessa non solo un’azienda globale ma anche un insieme di individui umani che credono in principi etici e politici in opposizione decisa a determinate usanze e leggi di Paesi stranieri.

In tal caso l’unica arma che è a disposizione per la Mela sarebbe quella di non vendere, di non fare affari, di rifiutare il denaro di uno Stato che censura i pensieri dei propri cittadini - pardon, sudditi credo sia migliore come termine nel caso cinese.

Tutto sommato (e a pensarci bene) è un’arma potente, forse suicida da un punto di vista commerciale, ma eticamene e politicamente il messaggio  sarebbe dirompente.

Ovviamente pur possedendo tale possibilità è presumibile pensare che Apple farà comunque i suoi affari, sebbene dichiarare che è necessario attenersi alle leggi locali incorra in contraddizioni evidenti quando si pensa al caso della Cina.

Infine, tornando alla scopiazzata in stile bignami temo che, per quanto qui da noi gli I-Phone funzionino a dovere, non possiamo dire lo stesso degli umani che comprano il prodotto Apple.

E questo è un suicidio intellettuale, il miglior regalo da fare a un censore.

Lyndon

intersettiva.it