Mar 02

Radovan Karadzic, lo psichiatra sterminatore arrestato dopo 13 anni di latitanza, dichiara candidamente, di fronte alla Corte Penale per i crimini di guerra nell’ex Jugoslavia, che la sua era una guerra giusta perché santa. Fa sua la mistica bellicosa, che per tanti anni ed altrettanti conflitti ha costituito una giustificazione perfetta per chi compiva massacri. In nome di una fede, di un ideale, del bene, si può sconfiggere il male. Nella seconda arringa difensiva ha rincarato la dose, sostenendo che il massacro di Srebrenica non c’è mai stato: ne è stata esagerata la portata, è solo un mito.

Non c’è molto da aggiungere. O forse sì. Perché i giornali nostrani che riportavano la notizia online si sono resi protagonisti di un curioso movimento. Al contrario di quanto accade normalmente, gli spazi dedicati ai commenti degli utenti non compaiono da nessuna parte.

Ad esempio Il Corriere della Sera non rende commentabile l’articolo; il Tgcom, che tradizionalmente riserva un piccolo box sulla destra agli utenti, offre una pagina piatta; Il Messaggero sembra non sapere cosa sia accaduto e non riporta neanche la notizia.

Il Giornale rappresentava un unicum: fino a ieri sera era possibile leggere dei commenti, da stamattina non più. E’ probabile che sia dovuto al fatto che su una trentina di opinioni, più della metà si dicevano favorevoli al criminale di guerra Karadzic, con messaggi di solidarietà e di autentico cordoglio. La vera vittima, il capro espiatorio della storia fatta ancora una volta dai maledetti vincitori è proprio Rado, altro che islamici bosniaci. Molta gente, d’altronde, non resiste al fascino della guerra santa e giusta e bella e buona, e quando sente parlare di musulmani uccisi apparecchia la tavola e fa festa. Ci dispiace che sia stato tutto cancellato, avevamo pronta una nuova edizione della rubrica Commentatori di commentatori dedicata all’apologia della mattanza etnico/religiosa e invece niente (sorge un dubbio legittimo: che ci abbiano voluto prevenire?).

Vabbè, non disperate: le fantastiche avventure del crocifisso nelle scuole vanno avanti. E i cristiani clericali italiani, uniti in un frattiniano tripudio, possono finalmente ribadire che il bene trionfa sul male.

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S.Patrizio

Feb 05

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Il New England Journal of Medicine lo scorso 3 di febbraio ha pubblicato on-line gratuitamente un articolo dal titolo:

Willful Modulation of Brain Activity in Disorders of Consciousness

Cosa insolita poiché per accedere agli articoli bisogna pagare. Questa volta invece la novella scientifica viene elargita con magnanimità e generosità agli internauti. Il Giornale non si lascia scappare l’occasione - un po’ perché è gratis un po’ perché l’argomento è di quelli con i quali si viene considerati benevolmente e con favore in certi ambienti. Dello stesso avviso il Daily Mail - citato dal quotidiano di Feltri - che accanto alla notizia, forse per rendere l’ambiente più user friendly, si cura di inanellare una serie di foto leggere e frizzanti (ma questo sono solo faceti, piccoli dettagli).

Ciò che colpisce è che a dar retta ai quotidiani citati non passerà troppo tempo prima che il progresso scientifico - s’intende quello allineato e coperto - ci darà la possibilità di comunicare con quelle menti che avranno avuto la disgrazia di cadere prigioniere di un corpo in coma e senza coscienza.

La strada che porterà a tale magnifica conquista, auspicata molto probabilmente da tutti quei filantropici e strenui difensori della vita, è basata sul fatto che si sia trovato il modo di far dire sì o no a un paziente in coma vegetativo, guardando se il suo cervello s’accende o si spegne nelle zone che si presuppone debbano attivarsi in relazione a determinati stimoli e domande. In sostanza si potrà quindi chiedere a tali pazienti cosa pensano di fare della propria vita. Loro risponderanno accendendosi nel punto giusto.

Ora, ammettiamo pure che possiamo dare un certo credito al ‘cervello illuminato’, diciamo pure che possiamo tralasciare il fatto che chiedere cosa fare della propria vita a un umano in stato vegetativo non è proprio la stessa cosa che chiedergli come si chiama suo padre. Diciamo anche che possiamo concedere, con riluttanza, alle luci su uno schermo d’essere un sufficiente segno di coscienza.

Se, insomma, dovessimo convincerci che si sta realmente comunicando con una persona grazie alla scoperta in questione, cosa ci darebbe il diritto di non accettare che la luce si accenda in modo tale da significare:

Io non sono il mio cervello che si illumina.

Io non sono sì o no.

Io sono stato umano, ora non più: lasciatemi andare!

Molto probabilmente non si sarebbe in grado di ricevere una tale messaggio. Per il semplice fatto che questa non è una risposta che si dà accendendosi al punto giusto.

E’ facile dichiare vivo e cosciente un corpo quando si pensa che tali caratteristiche siano presenti in modo dignitosamente umano in una ‘risposta luminosa’.

Il rischio, con tale scientifica novella, è che si scambi un essere umano con la sua ombra e che si possano ribaltare decisioni legittimamente e consapevolmente prese dal paziente sul suo corpo e sul suo destino:

Dr Adrian Owen, who led the Medical Research Council team in Cambridge, said: ‘They can now have some involvement in their destiny.’

Davvero sicuro Dr Owen che siano proprio loro ad avere una qualche voce in capitolo riguardo al proprio destino?

Lyndon

intersettiva.it