Benvenuti a Distopia
Siccome siamo dei modaioli senza speranza, abbiamo deciso di seguire il trend del momento e di combattere pure noi contro il vizio capitale che sta spopolando tremendamente, cioè l’invidia. Non sappiamo bene verso chi o cosa; non ci interessa il significato, ci preme il significante. Invidia, odio, amore, odio, invidia, odio, amore, invidia, odio. Ripetizioni. Sentimenti. Parole.
La suggestione dei termini svela i suoi effetti devastanti con una facilità che spiazza: ciò che nasce come uno slogan di passaggio finalizzato alla spettacolarizzazione di un avvenimento, si trasforma ora in segno di coesione e riconoscimento ed arriva ad assumere le sembianze della litania, se si è cattolici, o del mantra, se si preferiscono le vie orientaleggianti. Ripetete con me il comandamento: l’amore vince sempre sull’invidia e sull’odio.
Cos’è un comandamento? Un ordine. Eseguire un ordine non sempre equivale a subire una forzatura. Ma sempre e comunque l’ordine impone. Normalmente, l’imposizione suscita una qualche reazione. Hannah Arendt sintetizzò l’incapacità di reagire agli ordini con la felice formula della banalità del male. Gente qualsiasi che fa cose qualsiasi, in ottemperanza a volontà superiori che stabiliscono la condotta. Visione cupa, nerissima. Tingiamola di azzurro.
La banalità del bene. Amore, odio, invidia. Ribadire ancora e ancora la semantica dell’ineffabile, dell’intimo, del profondo fino a svuotarla. Fino a tramutarla nel suo opposto, adoperandola, usandola e abusandone. Fino a mescolare, sovrapporre, confondere ed infine stordire per adattarla alla massa ricevente passiva. Gente qualunque per qualunque cosa calata dall’alto tramite l’evocatività dei suoni.
A suggello, il rito collettivo di appartenenza:
L'amore vince sempre. Sull’odio. E sull’invidia.
Applaudite, sorridete. Bravissimi. Viva la libertà.
S.Patrizio
