Apr 14

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Francesco Merlo si stupisce della debolezza e della fragilità che caratterizza la nomenklatura cattolica in questi ultimi tempi. Alle accuse di pedofilia che, come funghi dopo la pioggia spuntano ovunque, la Chiesa di Roma risponde da “cavernicoli”, sprizzando omofobia, danneggiando quindi prima se stessa che gli omosessuali o chiunque altro sia passibile di critica divina.

Collegare causalmente omosessualità e pedofilia sembrerebbe, stando alle parole di Merlo, una caduta di stile dei vertici cattolici, una cantonata comunicativa. Quindi stupisce a Merlo non tanto quel che viene detto da Bertone - “il numero due dello Stato Vaticano” - contro una minoranza, che sia la lobby sionista del New York Times o quella degli invertiti anticlericali preconcetti, quanto il fatto che non ci si aspetterebbero parole del genere da un “illustre cardinale”, il quale “ha infatti un rapporto altissimo con il candore e con l’amore, un’abitudine filosofica con la profondità” poiché “è un uomo di Dio”. Una “bugia” - attenzione, non una menzogna o un ignobile falsità, una “bugia” quasi si trattasse d’un episodio da Libro Cuore - per Merlo se detta da un teologo “è ancora più grave”.

Dunque, per prima cosa mi viene da pensare riguardo  all’abitudine filosofica alla profondità dell’uomo di dio. Prendendola in termini teorici la cosa suona abbastanza ridicola. Merlo pensa che un uomo capace di credere con un salto nel buio e senza alcun dubbio ragionevole in qualcosa - dio - di razionalmente indimostrabile abbia un’abitudine alla profondità, pergiunta filosofica! E’ come esser convinti che un tizio non possa dire bugie poiché crede fermamente che gli alieni lo chiamino regolarmente via spirito informandolo sul tempo, cioè crede fermamente e da idiota in qualcosa di indimostrabile.

La bugia detta da un teologo è più grave della stessa bugia detta da un ateo?

Poveri noi miscredenti disabituati al candore e alle profondità dello spirito…

Prendendola con un taglio storico il “rapporto altissimo con il candore e con l’amore” suona invece ipocrita. Sappiamo bene le atrocità perpetrate in passato e di recente in nome di dio e delle sue chiese - cattolica fra le prime. Dunque come potremmo esser certi che un uomo appartenente alla élite dirgente di un’istituzione con una storia talmente sanguinaria e barbara possa avere un necessario e altissimo rapporto con amore e candore? Nessun ragionevole dubbio a riguardo, Signor Merlo? Pare di no.

Nel commento di Merlo, è  vero, c’è una critica alle dichiarazioni omofobe di Bertone - cosa per altro facile da fare per stessa ammissione di Merlo -  ma tale posizione è inscritta in una struttura che ingiustificatamente guarda alla Chiesa Cattolica come un “uno dei poteri più antichi, sapienti e collaudati” da cui ”ci si aspetterebbe un’intelligenza e una spiritualità più attrezzate.” Merlo non riesce a capire come un uomo di chiesa “non si renda conto di quanto sia oltraggioso imputare di reato l’omosessualità”. La penna di Repubblica non si sogna nemmeno di ribaltare i termini del discorso e pensare che in quanto uomo di chiesa il Signor Bertone non ha alcun problema a dire ciò che ha detto. E tale ribaltamento si giustifica sia teoricamente - poiché da un tizio che crede in qualcosa di indimostrabile aspettarsi onestà intellettuale e chiarezza nel ragionamento è una stupida illusione - sia storicamente - perché la Chiesa Cattolica ha dimostrato ampiamente che difronte alla propria autoconservazione non guarda in faccia a nessuno e tende a consegnare gli oppositori al braccio secolare con barbara consuetudine, figuriamoci se dovesse sentirsi in imbarazzo se qualche invertito contronatura se la prende per certe dichiarazioni.

Sembrerebbe che agli occhi di Merlo la Chiesa Cattolica non sia quel consorzio umano che si è opposto e continua a opporsi strenuamente alla Riforma Protestante e a una revisione in chiave moderna del cristianesimo, che sostiene posizione medioevali in fatto di sanità e calpesta scientemente il corpo degli esseri umani in nome della loro anima su cui pretendono il monopolio, che si batte contro la secolarizzazione e modernizzazione della società quasi fossero un cancro. Se Merlo avesse più chiare le caratteristiche politiche, etiche e teoriche su cui poggia la Chiesa Cattolica - cioè, monarchia assoluta e pensiero dogmatico - forse si stupirebbe di meno.

In conclusione un ultimo appunto: Signor Merlo, come si fa a commentare le parole del Signor Bertone, convinti dell’atrocità del reato di pedofilia - che prima è “uno dei tanti misteri della psiche e della storia dell’umanità” ma poi però ”per noi è perversione, è depravazione, è violenza”: mah! -  dicevo come si fa a scrivere un commento senza semplicemente dare voce allo sdegno per il rozzo e malvagio disprezzo della dignità umana che il Signor Bertone non ha avuto nessuno scrupolo a manifestare e dichiarare pubblicamente? Perché inventarsi giri di parole tentando l’inversosimile e il ridicolo pur di baciare i piedi dell’illustre cardinale?

Se un assassino difendesse il suo omicidio con la stessa impudenza, la stessa tracotanza e rozza superbia che la Chiesa Cattolica usa a proposito dell’affaire pedofilia,  avremmo la stessa ipocrita reazione?

Pubblicare un commento come quello scritto dal Signor Merlo su Reppubblica online vuol dire farsi in parte complici della vile, meschina e ingnobile campagnia fatta di diversivi e disonesti giochi fumosi che la Chiesa Cattolica ha messo in campo per sviare dal punto fondamentale:

Hanno violentato bambini e bambine e hanno coperto i misfatti, finché hanno potuto, per evitare lo scandalo.

Questo non è argomento da Librio Cuore.

Lyndon 

Nov 25

Ieri pomeriggio discutevo in palestra - antico luogo per discussioni e chiacchierate - con uno degli autori di Intersettiva, Alessandro, sui criteri di valutazione usati per definire se una conoscenza possa o meno fregiarsi del titolo di scienza. In parole più semplici ci chiedevamo come si risponde alla domanda: cos’è scienza?

L’oggetto di discussione riguardava alcune teorie provenienti dal mondo manageriale - per ulteriori e più raffinati dettagli chiedete ad Alessandro ché il sottoscritto si è fermato alla domanda di cui sopra - e ci si chiedeva se tali conoscenze rispettassero i criteri di scientificità dei benpensanti: determinata e affidabile conoscenza dei fatti per quel che sono e per quel che saranno.

In Licence to Wonder  l’opinionista del New York Times, Olivia Judson, scrive, guarda un po’ questi casi intersettivi, proprio di una certa idea che in molti hanno della scienza legata a this “facts, facts, facts” method of teaching science, un’idea che rende la scienza soltanto un insieme di fatti spiegati, dimenticando tutti quelli da spiegare e soprattutto gli immaginifici modi per spiegarli.

Giungevamo dunque, Alessandro la Judson ed io - peccato che la Judson vi sia giunta dall’altra parte dell’Oceano - a lamentare: a) il non voler riconoscere la fallibilità e provvisiorietà dei risultati che nonostante ciò continuano a essere scientifici; b) la presunzione di considerare scienza soltanto ciò che è sicuro - ma a questo forse ci si è arrivati solo Alessandro ed io; c)  la mancanza di considerazione nei confronti della parte probabilmente più divertente e sicuramente più importante della scienza: la licenza di chiedere/meravigliarsi - wonder è molto più preciso in questo caso - e qui forse ci ha preceduto la Judson. Tutti e tre, in ogni caso, ci siamo “guardati” in faccia e abbiamo concluso che pensare la scienza come un magazzino di fatti conosciuti avrebbe messo nel dimenticatoio la sua essenza e la sua origine: chiedere perché stanno le cose come stanno, sono state e potranno stare piuttosto che accontentarsi di sapere come va il mondo dal saggio di turno.

Un’origine che in tempi bui come questi è sempre bene ricordare.

Lyndon

intersettiva.it