Ago 29

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Vadano a casa i nonni del Pd, vada a casa il nonno Berlusconi, largo ai quarantenni di tutti gli schieramenti, basta con le vecchie alchimie. L’Italia abbisogna di nuovi volti, di nuovi politici che ridonino lustro alla categoria e che portino il Bel Paese fuori dal guado limaccioso e puzzolente in cui i vecchi incartapecoriti e ultra pensionabili lo hanno abbandonato.

Matteo Renzi, con caparbia fiorentina, dà corpo al proprio malcontento e alla propria voglia di fare la storia d’Italia e di cacciare dalle poltrone i grandi vecchi del Pd, forse a costo di spezzar loro gli artigli che li ancorano saldamente al potere.

Di questi vecchi, cristiani solo a parole, ne hanno abbastanza anche i vescovi italiani. Si potrebbe obiettare che anche i vescovi sono vecchi ma un buon cristiano sa che ciò che vale per gli uomini non vale per i figli di cristo, in altre parole, sa benissimo che per vivere senza troppi pensieri è cosa buona e giusta girare le spalle alle contraddizioni. Bagnasco vorrebbe – e forse lo ha già ottenuto – dei cristiani responsabili. Li vuole politici impegnati a dare corpo alle speranza di ogni buon cristiano cattolico. Li vuole al potere.

C’è dunque aria di un new deal, di un nuovo patto per il nostro allegro baraccone nazionale. Basta col circo, le starlette mezze nude e il mito di un’Italia azienda capace di risolvere i problemi a suon di convention e slogan acchiappa casalinghe annoiate e mariti sessualmente frustrati.

C’è bisogno di competenza, responsabilità, diligenza, c’è bisogno di orientare lo zelo servizievole verso ideali più alti. Gli italiani devono ritrovare le proprie origini raccogliendosi nella fede, tornando a quella mater eclesiae che ormai ha esaurito la pazienza e li chiama a sé con composta e ma inesorabile autorità: La ricreazione è finita! Si torna in aula.

Come faranno a farsi eleggere i rampanti quarantenni? Bagnasco lo sa molto bene come faranno. Dovranno presentarsi agli elettori mondi da ogni peccato, con una faccia da bravo ragazzo o da figliuol prodico. I nuovi uomini della politica italiana dovranno allettare un elettorato che orfano di educazione civica e dimentico della cultura e della storia di questo Paese ha sete di punti di riferimento forti, ha bisogno di tradizione e di ossequiare un canone vincente e sicuro.

Un italiano che cerca sicurezza in qualcosa che sia comprensibile immediatamente, che sia a buon mercato, che non gli dia degli obblighi assoluti, che gli faccia capire che bene o male alla fine la si sfanga, che sia però autorevole, che abbia una storia fulgida, che sia potente come il più forte dei padri ma amorevole come la più dolce delle madri, cosa trova?

Trova la rete capillare, estesa su tutto il territorio italiano in modo esemplare e connessa con l’intero globo in modo altrettanto meticoloso, della Chiesa cattolica.

Un italiano che cerca rivalsa, che non vuole soltanto stare bene in famiglia, vuole gloria, potere, come una certa lusinghiera storia gli ha detto che merita per nobili natali cosa trova?

Trova il fascismo. Fenomeno di certo meno autorevole, meno sicuro di mamma chiesa. Ma si tratta di qualcosa che titilla l’altra voglia oscura di noi italiani: tornare grandi svuotando su tutto ciò che si metterà contro il nostro odio per la nostra mollezza meticcia, la nostra bastardaggine che ci ha privati della forza imperiale di quei nobili natali che vivono solo nelle storie al sapore di nostalgia.

I diciottenni che andranno a votare la nuova classe politica, che avranno a noia i vecchi di ogni schieramento vorranno politici conservatori, che li guidino che li manduchino – permettetemi questo latinismo orribile ma che rende l’idea della voglia di una mano ferma che ci guidi fuori dal buio.

E allora, spazio alla nuova Repubblica, cristiana, rispettabile, autorevole e forte. Lunga vita ai nuovi quarantenni, a quegli Italiani a cui i grandi vecchi che si sentono ora il fiato sul collo avevan promesso ricchezza e prosperità spensierate. Lunga vita ai nostri nuovi politici, bamboccioni un po’ viziati alla guida di un popolo che di nuovo non vuole avere nulla se non l’ordine.

Lyndon, back in town

Mag 31

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Un premio nobel per la pace armato fino ai denti con coltelli e spranghe di ferro ha attentato alla sicurezza di Israele.

Israele, guidato forse da un novello cespuglio ardente, ha risposto alla minaccia. Ha risposto uccidendo.

Reazioni di sconcerto fra gli Occidentali, a volte persino di moderata indignazione.

Israele sembra tener duro e non accorgersi, non dico del terribile e disumano crimine commesso, cosa che non ci si può aspettare da una nazione che rinchiude in un recinto a morire degli esseri umani, mi riferisco alla stolta e incomprensibile incoscienza delle conseguenze politiche e diplomatiche di quanto accaduto.

Preoccupante è anche il vigliacco lassismo dell’Occidente che guarda, più o meno da vicino, un inesorabile processo d’imbarbarimento globale e non è in grado di reagire se non dando corpo ai propri peggiori fantasmi, rispondendo ai barbari in barbaro e cedendo lentamente e senza speranza la propria lingua all’oblio.

I morti in mare per mano di Israele producono o l’interessata e vile politica dell’impunità o l’odio antisemita. Non sembra esserci spazio per una sanzione civile del crimine commesso. Ci si sta già dividendo fra quelli che reputano l’accaduto come un legittimo gesto di autodifesa e quelli che con occhi iniettati di sangue gridano alla distruzione di Israele.

Gli stessi Israeliani non vedono cosa c’è in mezzo a tali estremi e, in una logica che sembra suicida, si dividono anch’essi in questo binomio folle e barbaro, si scavano una trincea sempre più profonda attorno e si trasformano in qualcosa di orribile, si trasformano in odio a senso unico, cieco e senza freni.

L’odio che vede mostri marini a largo delle coste inisidiare la sicurezza nazionale.

Lyndon

Mar 31

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L’Amore vince sull’Odio.

Gli innamorati, vittoriosi, guardano al futuro con rosea aspettativa, famelici. Vogliono tutto ciò che ritengono spetti loro per diritto - non ben precisato -  e lo vogliono per il Paese perché amano l’Italia e da essa sono amati. Pretendono quello che credono sia stato tolto loro da indebiti e ingiusti poteri.

Amano e per questo odiano tutti coloro che non condividono il loro amore. Hanno un’idea d’Italia da realizzare, un’idea con una diversa memoria e una lingua senza più gli orpelli degli accademici.

Cambieranno questo Paese alla vigilia del ricordo di una giovane unità, lo trasformeranno secondo i propri voleri.

E quando tutto ciò che gli innamorati hanno da compiere sarà compiuto, quando sarà come se si fosse giunti all’utlimo giorno di Babbo Natale, senza avere più la certezza di essere buoni o cattivi, allora chi chiamerete?

Quando saremo tutti innamorati, non ci sarà più nessuno da odiare, chi chiamerete?

Se non ci innamoreremo pure noi Intersettivi - e vi assicuro faremo tutto ciò che è in nostro potere e un pizzico oltre - risponderemo noi.

Sarete odiati come noi, certamente. Ma non preoccupatevi: La stagione dell’Amore non dura mai troppo tempo.

Lyndon

Mar 08

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Roma era ferma, verso le otto di sera, ad aspettare il calcio d’inizio. Allora ho deciso di trovarmi una nicchia confortevole e lontana, approfittando della stasi e benedicendo la capienza dell’Olimpico. Sono andato al cinema. Ho scelto il film - Nord - soltanto per il titolo, volevo andarmene. Non conoscevo nulla: trama, attori, regista, niente di niente, ho semplicemente puntato la bussola.

La porta d’ingresso verso l’estremo e lontano luogo che avevo voglia di visitare: il Nuovo Sacher.

Ho esattamente voluto quello che desideravo. Il film è stato bello, mi ha portato con sé proprio dove avevo bisogno di andare: nel bianco della neve di Norvegia a inseguire una cura per la solitudine. Il cinema era il posto dove volevo stare: una sala comoda, con poltrone comode - e con un certo spazio per le gambe - una piccola libreria, un caffè. Un ambiente piacevole, insomma, che incarna ciò che vorrei sia un cinema.

Altri romani, come me, hanno avuto l’idea di andare al Nuovo Sacher sabato scorso. Forse non avevano un grande interesse per la partita. Forse alcuni di loro erano esperti conoscitori del cinema scandinavo. Chi sa altri ancora volevano solo andare al Nuovo Sacher di sabato sera. Credo però che tutti, sabato scorso al Nuovo Sacher ci siamo stati perché avevamo bisogno di una nicchia confortevole e lontana dallo stadio. Tutti noi abbiamo sentito la necessità di non rimanere coinvolti e andare a guardare alla finestra una storia norvegese sembrava un ottimo diversivo.

Il Nuovo Sacher era un rifugio, quasi fossimo stati tutti alpinisti, in fuga dalle valli, che si ritrovano per passare la notte al riparo dal gelo. Ma le bandiere dello stadio, i colori e gli spalti non hanno fatto molta fatica a intrufolarsi nel rifugio, perché alla fine dello spettacolo dalla piccola porta di un bugigattolo proprio di fronte all’entrata della sala, un televisore riproduceva le bandiere che sventolavano fra i tifosi. Forse lo stadio è entrato addirittura nella sala, durante il film - mentre si era intenti a guardare fuori. Ho sentito, infatti, il trillo di qualche messaggio - un modo per rimanere aggiornati e connessi più contemporaneo della classica radiolina.

Dalle valli giù in basso non si fugge completamente - probabilmente non lo si vuole con sufficiente intensità. Mentre scorrevano le immagini, mi chiedevo se al resto dei clienti del cinema fosse chiaro come a me quanto fossimo falsamente distanti.

Mi sono chiesto se ai Signori e alle Signore del Nuovo Sacher giungessero i cori dello stadio come li sentivo io, se fossero consapevoli di fuggire da qualcosa di cui abbiamo bisogno: il nostro Paese.

Nella mia lontana e confortevole nicchia, sabato scorso, ho visto l’ostentazione artefatta di un insincero disinteresse per il mondo. Nell’illusione di poter continuare a vivere lontano e confortati da se stessi avendo la presunzione di poter far da guida per il mondo, di poter essere un rimedio per i suoi mali.

Mentre mi godevo il film, sabato scorso, non ho potuto fare a meno di ricordare il Giardino dei Finzi Contini - e la rappresentazione cinematografica di De Sica. Mi è sembrato di trovarmi in mezzo a persone che non vogliono o non sanno accorgersi dell’odio che cova attorno a loro e contro di loro. Fra Signori e Signore che giocano ognuno nel proprio giardino, avendo in spregio ciò che ne è al di là ma senza far nulla per cercare di cambiare le cose.

Intorno a me c’era decadenza, camuffata con la tracotanza di chi non vuole ammettere di perdere potere e privilegi.

Volevo fuggire in quel luogo dove l’unica cura dal mondo è il vigliacco palliativo della solitudine. Per fortuna la finestra sulla Norvegia mi ha distolto dalle mie fughe e mi ha ammonito a non farmi affascinare da nessun giardino.

Non voglio che un giorno al campanello si presenti qualcuno che avrei dovuto combattere ma che aprendo la porta non potrei che definire come inopportuno e barbaro invasore, lasciandomi portare via.

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 Lyndon

intersettiva.it