Molti ricorderanno sicuramente la teoria degli insiemi.
Quando ero bimbo l’insiemistica “andava di gran moda” e in fondo era anche una cosa affascinante.
Mi piaceva perchè, con semplicità, ti faceva vedere cosa era dentro e cosa era fuori, cosa faceva parte di e cosa ne era escluso. La teoria degli insiemi era bella perchè capivi i limiti, le intersezioni, i confini.
E poi la potevi applicare alla tua vita di tutti i giorni: in fondo capire chi è dalla tua parte, chi non lo è, chi fa parte del tuo stesso insieme di cose, non è altro che applicare l’insiemistica alle scelte ed alla vita quotidiana, alle relazioni, allo stare nel mondo.
Crescendo ho capito che la teoria era più complessa, più articolata, la teoria aveva delle zone d’ombra, dei paradossi, delle zone grigie ma per la vita di tutti i giorni le nozioni fondamentali - a grandi linee - continuavano ad essere piuttosto potenti ed esplicative.
Poi arriva un tizio che scrive una lettera a suo figlio e gli dice vattene dal tuo paese, emigra, cioè esci da questo insieme perché è meglio non farne parte, perché è più giusto. Quando però, ti rendi conto che chi scrive quella lettera è uno che ha creato quello “stato di cose”, che in prima persona ha contribuito e contribuisce tutti i giorni a delineare i confini di quell’insieme che lui stesso critica come ingiusto. continuando a viverlo da dentro, allora si crea il contro circuito, l’empasse della ragione.
In questo caso non esiste solo un paradosso, una singolarità; in questo caso è tutta la teoria che salta per me. Saltano le differenze e salta la capacità di capire chi è dentro e chi è fuori.
Ha ragione Celli quando sostiene che questo è un paese malato perché in questo paese anche chi è contro è rappresentato da chi è all’interno, da chi ha nelle proprie mani oggi il potere.
Quella lettera è molto più grave e amara di quanto il sistema mediatico da barzelletta abbia voluto far credere perché dietro a quella lettera si nasconde un profondissimo problema di rappresentanza. Celli, colui che critica, lo fa da dentro, Celli rappresenta lui stesso il sistema che critica e i referenti di quella lettera sono sempre all’interno di quell’insieme che lui definisce impenetrabile.
Quella lettera è la dimostrazione - de facto - che una parte (immagino anche consistente) di questo paese non è rappresentata (e leggendo la stragrande maggioranza delle risposte date a Reppublica molti sembrerebbero essere contenti così) questa parte è completamente esclusa da qualsiasi possibilità di risposta, di presa di posizione etica e politica nei confronti di temi decisivi come quelli trattati nella lettera di Celli, questa parte non è presente in nessun insieme, in nessuna partizione, non è neanche confinata, ghettizzata, non è nulla.
E’ come se, solo ad alcuni, solo agli stessi, fosse concesso anche di essere “contro”.
Detto in altre parole è come se per molti cittadini di questo paese non ci fosse alcun insieme a cui appartenere è come se la teoria degli insiemi non valesse o meglio, è come se non esistesse.
Alessandro
