Ad orologeria
Sono sincero, l’ignoranza non mi permette di sapere in quale altro paese del mondo un Primo Ministro collochi tra i bastoni che impediscono alle sue ruote di girare un conduttore televisivo. A dire il vero, non so neanche dove lo stesso conduttore dedichi sistematicamente ogni suo discorso al Primo Ministro.
Sui piatti dell’ipotetica bilancia, tuttavia, il peso delle due figure è nettamente squilibrato a favore della prima, se non altro perché un Presidente del Consiglio dovrebbe guidare la vita di un intero paese, incarico che non è delegato a chi guida trasmissioni in televisione. Certo, questo è un discorso puramente razionale. In Italia, attualmente, il Premier è anche, e soprattutto, un uomo di spettacolo che indossa spesso e volentieri i panni dell’intrattenitore. Quindi è normale che si verifichino casi simili e che vengano usati i classici espedienti della rivalità professionale per mettere a tacere l’antagonista che tenta di rubare la scena.
Ma, dicevo, c’è uno squilibrio. Perché il primattore può servirsi dei comprimari della compagnia, mentre l’odiato avversario, con antipatia e faziosità, raccoglie da solo i frutti delle sue intuizioni e suscita, in bene e in male, curiosità, eccitazione e interesse.
A questo punto deve subentrare il coup de theatre. In genere le condizioni sono due e sono opposte: o te li fai amici quando non puoi sconfiggerli oppure alzi il livello dello scontro. Si sta battendo la seconda strada, vista l’impossibilità di percorrere la prima. D’altronde il solco era stato tracciato. Smarcarsi da ogni responsabilità, passare da aggressori ad aggrediti, far ricadere le colpe sullo sfidante ed annichilirlo con un argomento a cui non si può replicare. Incredibilmente, l’uomo più amato d’Italia riceve a stretto giro di posta non una, ma due minacce di attentato alla sua vita. E tutto ciò in seguito allo show dell’odio. Sarà un caso?
Il cerchio si stringe intorno al nemico. Un conduttore televisivo.
S. Patrizio