Mag 14

E’ una polizia moderna.

E’ una polizia femminista.

E’ una polizia che sa chiedere scusa.

E’ una polizia efficiente.

E’ una polizia che sa leggere?

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Non credo affatto.

Lyndon

Feb 19

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Fra i commenti e gli articoli, scritti nel canonico stile moral-sensazionalistico, sugli scandali, sulla corruzione serpeggiante e sui fantasmi di una épuostouflante rentrée di Tangentopoli, il commento (dal sapore shakespeariano) di Giuseppe D’Avanzo su Republica on-line dà una esauriente panoramica della cloaca che si sta aprendo, dei miasmi che da essa si stanno posando sul Governo e, soprattutto, mette bene a fuoco l’anima autoritaria della “politca del fare”, anticamera della tirannia, che Berlusconi e famuli hanno preso come dogma politico di riferimento.

Certo, c’è chi si smarca, ricordando l’utopia dello Stato di diritto. Si tratta però, io credo, di un abile virtuosismo acrobatico, teso a evitare quanti più miasmi possibili e non di un convinto atto di lealtà verso l’illusione di ciò che il nostro Paese potrebbe essere.

Non possiamo ancora sapere quali sviluppi avranno gli scandali e la corruzione, a cosa porterà aver riso, essersi, avidi, sfregati le mani poco dopo la morte e la disperazione. Non sappiamo fino a che punto si alzerà l’olezzo e la puzza immonda della corruzione, sia essa legata ai grandi giri di potere, sia essa accoccolata di default alla vita quotidiana di ogni Amministrazione pubblica che si rispetti.

Non conosciamo cosa accadrà degli indagati, di chi è ora in carcere. A dire il vero - e v’assicuro che cerco di farlo nonostante tutto - non credo sia davvero importante per il nostro futuro concentrarsi sulla vicenda dei pesci piccoli o di media grandezza. Più importante e più inquietante è la superbia dell’autorità di fronte alla legge. L’automatica reazione di rispondere col fango nelle parole a un’inchiesta giudiziaria, pretendendo di far passare chi indaga come il primo e unico infangato, appellandosi a un’etica del potere allergico a qualsiasi vincolo che non sia quello dei suoi sacrosanti bisogni.

Ci si dice alluvionati quando si è accusati di corruzione, di aver taciuto il misfatto. E’ quasi noioso ormai assistere a questa reazione meccanica di chi ha anche il pur minimo potere. Diviene tutto così banale e fumoso che quasi iniziamo a credere realmente che la vittima in tutta questa corruzione è proprio il potere. Il potere che è colpito dalle invidie di piccoli uomini in toga, di piccoli funzionari di Stato che il potere vorrebbero togliere per goderne per sé. Iniziamo a credere che chi accusa l’autorità non lo fa per legalità e dovere ma solo per interesse e bramosia di primeggiare.

Così la banalità e la noia per la retorica del potere perseguitato da chi non lo possiede si trasforma in abitudine. Così scivoliamo impercettibilmente ma con convinzione ferrea dalla parte dei protettori, di chi ci garantisce la sicurezza, dalla parte dei salvatori a suon di miracoli contro qualsiasi emergenza. Allora ci dimentichiamo della legge perché vogliamo essere soltanto protetti. Vogliamo un uomo risoluto, un capo, una guida che ci porti oltre la tempesta, che sollevi le macerie e ci trovi i nostri cari perduti. Vogliamo protezione e non ci importa più quanto questa protezione sia in fondo civile.

E da cosa vogliamo proteggerci, quali sono i pericoli che ci terrorizzano?

L’elenco dei mali lo trovate in rete, sui giornali, in televisione. E’ un elenco martellante e non starò qui a dirvi una volta in più di cosa si tratta. Vi dirò invece ciò che credo sia la cosa da cui più ci guardiamo, quella che sta in cima alla lista ma che è difficile trovar rappresentata in giro. Si tratta della paura di cui ogni tiranno si nutre. La paura di avere la responsablità delle proprie scelte. La paura del nostro giudizio, della nostra coscienza. La paura di avere coscienza e giudizio.

La corruzione, dunque, prima che negli affari loschi, prima che negli imprenditori birbantelli alberga in noi stessi che lasciamo impunito il misfatto più grave: la morte senza urla di dolore, silente e narcotizzata della nostra coscienza tra le braccia dei nostri protettori.

Lyndon

intersettiva.it