Mar 02

I salti mortali de Il Sole 24 Ore per presentare ai propri elettori quattro nuovi sottosegretari freschi di nomina fanno venire il mal di mare. Tanto per sottolinearvi qualche passaggio, così in ordine sparso:

ma lui si definisce “neotatarelliano” - Avvocato di diritto internazionale con precoci esperienze lavorative - poi ha acquisito esperienza ed è diventata una frequente ospite delle trasmissioni televisive - aveva già ricevuto i gradi di sottosegretario - grazie alla sponsorship politica di Ignazio La Russa

Più vertiginoso ancora il racconto - sempre per le penne del Sole - delle familistiche e grottesche dinamiche di scelta dei posti di comando. Spiccano il fisioterapista del Milan, il geometra di Arcore e prima inter pares: l’igienista del premier. Tre delle personalità di rilievo scelte per guidare il futuro della Regione più ricca del nostro Paese.

Con il Corriere si passa ai tremori della Terra. La penna di Caprara si chiede se ultimamente non si balli più del solito su questa briciola di pianeta. Si lamenta, il Caprara, dell’inesattezza della giovane sismologia, scienza imprecisa e incompiuta a suo parere, e lancia un miracoloso sguardo verso la ricerca che verrà, quasi a dire: non è colpa dell’uomo se accadono i terremoti senza che si possano prevedere, sono faccende imprevedibili o quasi.

Ah buon vecchio caro Fato che tutto vedi e che da ogni responsabilità ci sollevi…

Dopo tutto questo girare puntiamo i piedi e godiamoci almeno un istante di immobilità, prima di tornanre a credere di muoverci.

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INTERSETTIVA

Feb 14

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Angst - Edvard Munch

Joseph Ratzinger sentenzia una volta in più sulla vita - molto probabilmente più sulla nostra che sulla sua… E i media amplificano diligentemente…

Avete dato un’occhiata, spero non troppo sfuggevole, alle parole che scivolano potenti dalla bocca al sapor teutonico del Pontefice?

Bene, iniziamo allora. Iniziamo dall’articolo 32 della Costituzione della Repubblica:

La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti.

Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana.

Ratzinger parla di diritto alla vita di “inalienabile diritto alla vita”. Ne parla con evidente preoccupazione per il pericolo di uno Stato fonte di norme etiche. Sembrerebbe l’ennesimo rimescolamento delle carte sul tavolo dei confini politici e ideologici a cui ci si abitua sempre più supinamente. Invece il Santo Padre ci tiene a farsi capire e sebbene possa usare parole come diritto e possa preoccuparsi che lo Stato dia dei princìpi etici da seguire ai propri cittadini, in realtà il diritto a cui si riferisce poco ha a che vedere con quello che anima le costituzioni degli Stati moderni - per questo vi invito a riflettere sulle parole in corsivo poco sopra. Ratzinger si preoccupa non tanto che lo Stato abbia da dire qualcosa sull’etica in sé, quanto del fatto che tale etica non sia quella confacente alla legge naturale morale, a questa specie di riferimento etico universale che dovrebbe infondere di sé ogni buona legislazione con ‘L’ maiuscola, a testimonianza della dipendenza dell’uomo verso il proprio creatore.

Quindi tranquilli, il diritto è quello d’essere schiavi della naturale moralità che il Signore avrebbe dato a tutti noi. E gli strali di sdegno vanno contro quei consessi umani che osano andare in deroga a tale naturale e universale legge morale. Ora, quanto a tale naturalità e universalita inalienabile e in fodo pure ineluttabile c’è da fare una considerazione. Se alla fine per sapere quale sia la differenza fra bene e male è necessario attenersi a una sola legge, in barba a ogni deriva relativista, e tale legge è fra l’altro declinata in senso naturale, con tutta l’inesorabilità che tale aggettivo comporta, dove va a finire il nostro libero arbitrio?

Se davvero c’è un unico verso da cui guardare le cose e infondere loro il giusto valore, la nostra non è più una scelta verso il bene piuttosto che verso il male. Infine non facciamo altro che perpetrare un naturale disegno di moralità. In fondo in fondo siamo naturalmente determinati nella nostra moralità e la differenza fra giusto e sbagliato è definita a priori da qualcosa che va oltre il nostro volere. Non c’è merito nelle parole dei giusti né vergogna per quelle dei malvagi. Non c’è più scelta.

A pensarci bene l’essere naturalmente morali è la conseguenza più, stavo per dire naturale ma è meglio che troviate un sinonimo. Insomma si tratta di un quadro piuttosto coerente. La vita è un diritto da garantire a ogni costo anche quando c’è il ragionevole dubbio che non si tratti più di vita. Perché la vita è un valore assoluto a cui noi non possiamo che credere, ubbidire senza fiatare.

L’essere naturalmente morali è come essere in coma senza poter scegliere del proprio corpo e della propria vita. Qualcosa o qualcuno sceglie al nostro posto e basta, non c’è appello. Se ne devono seguire le universali e naturali conseguenze.

A cosa serve una costituzione allora? A cosa il diritto? Se non a definire il canone a cui tutti ci dobbiamo attenere. Queste vittorie dell’autodeterminazione degli umani vengono in un colpo spazzate via e stravolte, diventano brutali stringhe di codice per i nostri cervelli. Diventiamo macchine naturalmente morali, programmate dalla volontà creatrice del Signore.

Allora va da sé che il riferimento alla persona umana dell’articolo 32 della Costituzione della Repubblica non è più il rifarsi alla difesa della dignità umana, della sua autosufficienza e autodeterminazione. La dignità e la persona diventano caratteristiche vuote e la lagge può anzi deve obbligare a quei trattamenti sanitari che ossequiano il codice sorgente, la stringa assoluta delle nostre funzionalità morali.

Altrimenti? Altrimenti: GAME OVER. La macchina si spegne. E il creatore non ha più giocattoli con cui dilettarsi.

Lyndon

Nov 25

Ieri pomeriggio discutevo in palestra - antico luogo per discussioni e chiacchierate - con uno degli autori di Intersettiva, Alessandro, sui criteri di valutazione usati per definire se una conoscenza possa o meno fregiarsi del titolo di scienza. In parole più semplici ci chiedevamo come si risponde alla domanda: cos’è scienza?

L’oggetto di discussione riguardava alcune teorie provenienti dal mondo manageriale - per ulteriori e più raffinati dettagli chiedete ad Alessandro ché il sottoscritto si è fermato alla domanda di cui sopra - e ci si chiedeva se tali conoscenze rispettassero i criteri di scientificità dei benpensanti: determinata e affidabile conoscenza dei fatti per quel che sono e per quel che saranno.

In Licence to Wonder  l’opinionista del New York Times, Olivia Judson, scrive, guarda un po’ questi casi intersettivi, proprio di una certa idea che in molti hanno della scienza legata a this “facts, facts, facts” method of teaching science, un’idea che rende la scienza soltanto un insieme di fatti spiegati, dimenticando tutti quelli da spiegare e soprattutto gli immaginifici modi per spiegarli.

Giungevamo dunque, Alessandro la Judson ed io - peccato che la Judson vi sia giunta dall’altra parte dell’Oceano - a lamentare: a) il non voler riconoscere la fallibilità e provvisiorietà dei risultati che nonostante ciò continuano a essere scientifici; b) la presunzione di considerare scienza soltanto ciò che è sicuro - ma a questo forse ci si è arrivati solo Alessandro ed io; c)  la mancanza di considerazione nei confronti della parte probabilmente più divertente e sicuramente più importante della scienza: la licenza di chiedere/meravigliarsi - wonder è molto più preciso in questo caso - e qui forse ci ha preceduto la Judson. Tutti e tre, in ogni caso, ci siamo “guardati” in faccia e abbiamo concluso che pensare la scienza come un magazzino di fatti conosciuti avrebbe messo nel dimenticatoio la sua essenza e la sua origine: chiedere perché stanno le cose come stanno, sono state e potranno stare piuttosto che accontentarsi di sapere come va il mondo dal saggio di turno.

Un’origine che in tempi bui come questi è sempre bene ricordare.

Lyndon

intersettiva.it