Mag 25

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Quanti di voi, cari lettori, hanno almeno una volta nella vita assaporato la tranquillità, la pace, la bellezza e il relax delle vacanze settembrine?

Quanti si sono sdraiati sul bagnasciuga in quel di settembre, lontani dalla ressa agostana, dalla canicola del mese augusteo?

Oggi, grazie alla lungimirante Signora Mariastella Gelmini, ministro per di più, tutti coloro i quali hanno una famiglia con figli in età scolare possono sperare di considerare settembre un mese, nella sua interezza, da dedicare alle vacanze.

La Signora Gelmini ha infatti accolto con garbato gaudio la proposta di un rientro a scuola posticipato al 30 settembre. Quanto bene farebbe, si chiede compiaciuta la furba mente della Signora, al turismo nostrano questa proroga?

Ma soprattutto quanto più facilmente potremmo noi tutti godere delle tranquille ferie di settembre?

Peccato che la Lega, sotto la maschera della Signora Irene Aderenti - nonché deputato, ricordi che senza il mese di settembre forse andremmo sotto il minimo di 200 giorni di scuola sancito dall’Unione Europea.

Certo, vedere una esponente della Lega difendere la cultura è a mio modesto avviso alquanto sorprendente, ma probabilmente questo mi capita perché soffro di pregiudizi un po’ intellettualodi in merito. In ogni caso, forse ciò che maggiormente preme alla Signora Aderenti  è ribadire che anche in fatto di ferie le Regioni dovrebbero far come meglio loro garba e piace. Ognuna di loro ha, infatti, il suo periodo preferito.

Di sicuro dietro alla proposta avallata dalla Signora Gelmini c’è la risposta all’appello dei vescovi italiani per un maggiore attenzione ai figli e ai giovani delle famiglie del Bel Paese.

Mariastella deve aver pensato: Se riesco, in un sol colpo, a sollevare il turismo, facendo assumere giovani trendy e carini nei villagi anche per tutto settembre, e a curare le vacanze dei figli italiani permettendo loro di godere anche di settembre, agli occhi della Curia riuscirò a guadagnare parecchi punti. Certo! Farò aumentare l’occupazione fra i giovani poveri e permetterò a quelli che invece si possono concedere le vacanze di farsi pure settembre! Così sì che gira l’economia ed è pur contenta la parrocchia mia!

Lyndon

Mar 24

Stasera volevo scrivere dell’Isola dei Famosi, della battaglia accorata di Simona Ventura per la libertà di stampa e delle perle assolute di Diaco.

Ero talmente tanto convinto di questa mia decisione che ho chiamato Paolo al telefono, per condividere con lui le mie idee, la mia rabbia e per riderci sopra.

Poi con Paolo abbiamo colto l’occasione per parlare anche di altro (per fortuna): lui mi ha chiesto del mio lavoro, come sta andando, degli ultimi cambiamenti e così ci siamo ritagliati un pò di tempo per noi visto che, come direbbe Diaco, viviamo del nostro lavoro e della nostra fatica e quindi  siamo uomini di cultura popolare, come Davide (cazzo Diaco, è possibile che tu non sia in grado di esprimere pareri fondati su categorie un pizzico più complesse dell’antinomia cultura intellettuale vs cultura popolare?).

Prima di mettermi a scrivere ho fatto un giro su internet, per sbollire un po’, e per mettere a fuoco il nocciolo del mio post.

Dopo qualche minuto però mi sono imbattuto in un post di un blog di ciclismo che parlava di una storia molto bella: bella perché edificante e diversa, lontana dal mare di merda che circonda la nostra isola sempre più deserta.

La storia la trovate qui.

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La Ventura non smetterà di urlare, Diaco avrà sempre il suo piglio da grande opinionista ma, almeno, io vado a dormire più sereno. E spero anche voi.

Alessandro

Nov 09

Ammettiamo per un momento che sia vero, che sia come dice Giovanardi; ebbene era proprio necessario utilizzare la morte di un uomo e il dramma di una famiglia a fini propagandistici, utilizzare questo evento così assurdamente doloroso solo per le proprie battaglie personali?

A che serve accalorarsi contro la sentenza della Corte Europea dei Diritti umani (come immagino Giovanardi abbia fatto) quando non si è in grado di comprendere la parola pietà?

Alessandro

Nov 04

Oggi la Maestra mi ha messo in castigo.

E adesso a casa devo portare una nota di demerito.

C’è scritto che non ho fatto il segno della croce durante il saluto alla bandiera.

Mio padre me lo aveva detto che a scuola non si scherza. Che ai maestri bisogna portar rispetto.

Nessuno mi rivolgerà più la parola, proprio adesso che avevo trovato il coraggio di parlare alla bambina del terzo banco.

Lei è la prima ad alzarsi quando si saluta la bandiera e nessun’altra bambina è brava come lei a farsi il segno della croce.

Mi toccherà chiedere perdono alla Maestra se voglio ancora sperare di parlare con la bambina del terzo banco.

 Lyndon

intersettiva.it