Mar 09

confession1.jpg

Ai cattolici la confessione viene insegnata e descritta come un atto di rinascita. Vengono chiamate in causa immagini e sensazioni di un vero e proprio lavaggio dalle impurità. Nel confessore il cattolico trova l’abbraccio caldo del perdono divino e cancella il proprio senso di colpa, si monda dai peccati e non ci pensa più.

Oltre alla macchia, anzi insieme ad essa, in realtà la confessione lava via la responsabilità delle scelte compiute. Gli uomini che chiedono il perdono e che ottengono il perdono rinascono come bambini senza peccato ma anche senza responsabilità e coscienza degli errori commessi.

L’oscurità del peccato viene sciolta nell’assoluzione divina e quindi si pretende che perdonare voglia dire dimenticare.

La confessione toglie il peso delle brutte azioni, controlla che tipo di brutte azioni vengono compiute in modo puntuale e dettagliato e, soprattutto, crea coscienze a responsabilità limitata, legandole in un costrittivo vincolo paternalistico, bloccandone la crescita e condannandole a un costante stato da infanti - nel senso di incapaci di parlare quindi di essere adulti.

Al di là di queste caratteristiche di imperio, la confessione è ultimamente tornata di moda anche per il vertice della Chiesa di Roma. Il perdono e le scuse, in questo caso, non vengono però richieste sommessamente e a capo chino in un oscuro confessionale, sotto lo sguardo a un tempo grave e accondiscendente del confessore. In questo caso le scuse sono gridate con orgoglio e protervia in un classico della tattica: attaccare per difendersi.

E sembrerebbe che gli offesi, coloro che sono stati toccati dalle conseguenze dei peccati per cui si procalma il perdono, debbano incassare le scuse e ringraziare il cielo per la magnanimità di un gesto tutt’altro che dovuto.

Gli uomini bruciati, umiliati e trucidati devono accettare le scuse. I bambini distrutti e condannati all’oscurità per sempre devono ritenersi fortunati: la Chiesa si scusa con loro!

Soprattutto, i peccati che prima si volevan nascondere ora sono semplicemente cancellati. Obliati da un tribunale divino in cui il peccatore è confessore di se stesso e assolutore dei propri peccati.

Ancora più pericolosamente questo tipo di scuse cancella le responsabilità delle azioni compiute dalla Chiesa,  che rinasce, con un trucco da teatro, candida e monda dai suoi peccati ma che, a differenza del resto degli umili e mortali questuanti di perdono, conserva un uso della parola tutt’altro che infantile, anzi, verrebbe da pensare a una lingua doppia e bifurcuta.

Una lingua a cui però ricorderei:

Excusatio non petita!

Lyndon

Set 14

Gordon Brown sul Daily Telegraph mette nero su bianco le scuse, sentitissime, del governo britannico per l’ingiusto trattamento che Alan Turing dovette subire a causa della sua omosessualità - tecnicamente “gross indecency”. Su Le Monde rimbalza la notizia, condita da qualche critica niente affatto fuori luogo. Della posizione di Brown colpisce il suo sottolineare il contrasto fra la oggi riconosciuta inumana ingiustizia ai danni di Turing e la correttezza giuridica del processo e della sentenza: castrazione chimica. Come a dire che per quanto assurda si trattava comunque di una sentenza a norma di legge.

Ma di gran lunga più interessante mi pare l’impianto retorico che guida Brown fino all’enfatica chiusura in cui ha l’onore di scusarsi. Per il Primo Ministro britannico all’ingiustizia della sentenza si somma, infatti, il paradosso d’aver gettato fango e dolore su un eroe di guerra, senza il quale il corso della II Guerra Mondiale sarebbe stato al meno diverso. Tanto che dopo essersi scusato Brown afferma che a Turing toccava un trattamento assolutamente migliore, con un eufemismo britannicamente agghiacciante.

Mi viene dunque da pensare: se Socrate, che pure combatté per la sua città, si fosse dimostrato un soldato migliore o, ancor di più, avesse usato la sua dialettica a fini bellici, forse da qualche parte avremmo potuto ritrovare lo scritto di qualche avveduto politico ellenico pieno di scuse per la cicuta e  il processo per corruzione dei giovani d’Atene  e quanto mai rammaricato di non aver osannato il povero sileno come eroe della patria as he deserved.

Lyndon

intersettiva.it