Sorry Mr. Turing
Gordon Brown sul Daily Telegraph mette nero su bianco le scuse, sentitissime, del governo britannico per l’ingiusto trattamento che Alan Turing dovette subire a causa della sua omosessualità - tecnicamente “gross indecency”. Su Le Monde rimbalza la notizia, condita da qualche critica niente affatto fuori luogo. Della posizione di Brown colpisce il suo sottolineare il contrasto fra la oggi riconosciuta inumana ingiustizia ai danni di Turing e la correttezza giuridica del processo e della sentenza: castrazione chimica. Come a dire che per quanto assurda si trattava comunque di una sentenza a norma di legge.
Ma di gran lunga più interessante mi pare l’impianto retorico che guida Brown fino all’enfatica chiusura in cui ha l’onore di scusarsi. Per il Primo Ministro britannico all’ingiustizia della sentenza si somma, infatti, il paradosso d’aver gettato fango e dolore su un eroe di guerra, senza il quale il corso della II Guerra Mondiale sarebbe stato al meno diverso. Tanto che dopo essersi scusato Brown afferma che a Turing toccava un trattamento assolutamente migliore, con un eufemismo britannicamente agghiacciante.
Mi viene dunque da pensare: se Socrate, che pure combatté per la sua città, si fosse dimostrato un soldato migliore o, ancor di più, avesse usato la sua dialettica a fini bellici, forse da qualche parte avremmo potuto ritrovare lo scritto di qualche avveduto politico ellenico pieno di scuse per la cicuta e il processo per corruzione dei giovani d’Atene e quanto mai rammaricato di non aver osannato il povero sileno come eroe della patria as he deserved.
Lyndon