Feb 28

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Mr. B dice di essere il “campione dell’universo degli imputati” - gracchiando come un interminabile disco la sua litania di libertà assoluta.

Io, al contrario, sono il campione della speranza. Come me lo è il resto di Intersettiva e, probabilmente, voi che leggete queste nostre pagine.

Noi tutti speriamo

Ognuno ha i propri motivi, le proprie giustificazioni per sperare. Io lo faccio per avere un antidoto, una medicina, forse nient’altro che un palliativo ma comunque qualcosa che mi tenga lontano per un po’ di tempo.

Spero, affetto da una specie di intossicazione messianica. Spero che le cose si aggiustino, che vengano tempi migliori. Spero in un ricorso fortunato della Storia. Cerco segni: magari un presidente nero, magari una casuale fatalità, un’auspicata coincidenza. Magari che qualcuno mi ascolti e cambi idea sulle cose tutte intorno.

Ma non vado più in là di Skywalker. La mia speranza è finzione. E’ una fuga in mondi di carta, di lettere a inchiostro, di lettere elettriche. Di immagini e di musica mi nutro per fuggire la rassegnazione della sconfitta, ragionevolmente fortificata.

La mia speranza fa eco alla giovinezza che perpetua rimanda a domani il frutto più bello, il pasto più prelibato, il destino più brillante. E fugge, come la giovinezza, lasciando sola l’incartapecorita e occhiuta ragionevolezza a riempire i vuoti.

Sperare mi sembra come vivere soltanto il tempo di ritardo che mi separa da un appuntamento, tutto proteso verso l’attimo in cui alla fine, trafelato, arriverò. E’ un tempo che scorre lanciato con perenne affanno e impazienza ma con la voglia terribile di rimandare, di rallentare. Perché so benissimo chi mi sta aspettando.

Sono stanco di sperare e di non avere altro che speranza.

Voglio essere senza speranza e mangiare ogni frutto degno che capiti a tiro: ora!

Lyndon

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Gen 12

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Le zoommate di Antonio Cianciullo questa mattina mi hanno dischiuso la giornata frustrando una volta in più le mie vane aspettative di veder - anche un minimo - soddisfatto il mio gusto estetico nel leggere un articolo.

Poi mi ha travolto la sostanza, il contenuto di cani-lupo all’ingrasso e di abitanti del Bangladesh in dieta forzata. Di piccoli americani prodigio che riconoscono affamati gli archi dorati, a tutti noi del resto ben noti, piuttosto che la lettera M - ma forse se la potessimo mangiare la lettera M i dati subirebbero delle variazioni notevoli…

Alla fine dell’articolo mi viene asssicurato che nonostante il pianeta sia quasi letteralmente mangiato da pochi e quindi di fatto reso inferno per molti, noi Italiani facciamo la nostra parte nella lotta ecologista. Quasi a ricordarmi che la speranza non è perduta del tutto.

Chiusa definitvamente la pagina mi viene in mente Ultimatum alla Terra - The Day the Earth Stood Still e l’esigenza messianico-siderale di un giudice, prima carnefice inesorabile poi salvatore compassionevole.

E torna quindi in altra forma la speranza, che sembra essere l’unico utopico e ucronico luogo dove relegare le soluzioni ai problemi terrestri, come fosse l’ultimo diritto rimasto di tanti dimenticati: fantasticare la salvezza piuttosto che salvarci.

Infine, mi viene fame.

Lyndon

intersettiva.it