Speranza! Che si fugge tuttavia
Mr. B dice di essere il “campione dell’universo degli imputati” - gracchiando come un interminabile disco la sua litania di libertà assoluta.
Io, al contrario, sono il campione della speranza. Come me lo è il resto di Intersettiva e, probabilmente, voi che leggete queste nostre pagine.
Noi tutti speriamo…
Ognuno ha i propri motivi, le proprie giustificazioni per sperare. Io lo faccio per avere un antidoto, una medicina, forse nient’altro che un palliativo ma comunque qualcosa che mi tenga lontano per un po’ di tempo.
Spero, affetto da una specie di intossicazione messianica. Spero che le cose si aggiustino, che vengano tempi migliori. Spero in un ricorso fortunato della Storia. Cerco segni: magari un presidente nero, magari una casuale fatalità, un’auspicata coincidenza. Magari che qualcuno mi ascolti e cambi idea sulle cose tutte intorno.
Ma non vado più in là di Skywalker. La mia speranza è finzione. E’ una fuga in mondi di carta, di lettere a inchiostro, di lettere elettriche. Di immagini e di musica mi nutro per fuggire la rassegnazione della sconfitta, ragionevolmente fortificata.
La mia speranza fa eco alla giovinezza che perpetua rimanda a domani il frutto più bello, il pasto più prelibato, il destino più brillante. E fugge, come la giovinezza, lasciando sola l’incartapecorita e occhiuta ragionevolezza a riempire i vuoti.
Sperare mi sembra come vivere soltanto il tempo di ritardo che mi separa da un appuntamento, tutto proteso verso l’attimo in cui alla fine, trafelato, arriverò. E’ un tempo che scorre lanciato con perenne affanno e impazienza ma con la voglia terribile di rimandare, di rallentare. Perché so benissimo chi mi sta aspettando.
Sono stanco di sperare e di non avere altro che speranza.
Voglio essere senza speranza e mangiare ogni frutto degno che capiti a tiro: ora!
Lyndon


