Gen 31

pledge.jpg

Tettamanzi dipinge il peccato della classe politica, l’abiura delle Istituzioni al proprio dovere di guida per il popolo. Il porporato descrive il veleno che ammorba il clima politico italiano, alludendo a uno strisciante e riprovevole maleficio contro cui s’eleva casto e severo il suo: allarme!

Ratzinger esorta i politici italiani e la società civile a non abbandonare i bisognosi in questo periodo d’oscura crisi, raccomanda il pontefice di fare la carità per i lavoratori che perderanno il proprio stipendio.

Immediatamente gli zelanti si accalcheranno, quasi pestandosi l’un con l’altro, per mostrare, con quanta più acribia possiedono, i modi migliori per  assicurare la carità verso i lavoratori colpiti dalla crisi - quasi fosse, la crisi, una delle Erinni scagliataci dal Fato - e il loro puntuale sdegno verso gli immorali senza dio.

Non sono dunque i fanatici oltranzisti della religione, i fedeli a ogni costo, gli ultracattolici a essere i destinatari degli allarmi e dei rimproveri, delle prediche e dei consigli. Sono gli zelanti. Tutti coloro che farebbero di tutto pur di essere allineati, coperti e schierati dalla parte del più forte. Coloro che darebbero qualsiasi cosa pur d’aver anche un solo accenno di approvazione dall’autorità. Coloro che con precisa porfessionalità si adeguano ai parametri dettati e ben pensano.

Magari fossero i fedeli di ferro a essere gli interlocutori delle parole dei santi padri della chiesa. Se così fosse il loro profilo sarebbe cristallino ed evidente. La lotta sarebbe semplice da capire.

Con gli zelanti c’è poco da fare. Costoro sono accomunati dalla professionalità del sissignore!, senza badare a cosa dice il signore di turno. Gli zelanti sono come una gelatina annacquata che vaga nel piatto senza più avere forma. Si trovano ovunque e ti trovano ovunque. Sono perfetti delatori, perché non hanno di che pensare e quindi possono aver subito l’allerta pronta ogni qual volta non sentono dire: sissignore!

Da ricordare poi - con una punta di invincibile amarezza -  che se in piazza è pieno di zelanti dal palco non sentenziano gli inquisitori. Per una piazza densa di zelo ci vuole  un programmatore, un dispensatore di parametri. Non serve un invasato perché non servono idee corazzatate. Servono costumi, modi d’uso, canoni.

Allo zelante corrisponde uno scaltro ingegnere d’automi antropomorfi, costruttore di macchine impeccabili che sembrano ubbidire liberamente, scimmiottando il libero arbitrio degli umani, ma che invece non fanno che attenersi alla procedura.

Lyndon

intersettiva.it