Perché io sono una ragazza ĤMLě [ù-mi-le] (Maria Perrusi - cosentina, 18 anni, Miss Italia 2009)
Astenersi non aspiranti (in senso polmonare/respiratorio) e perditempo
Sono un appassionato seguace di Boris, la sit-com televisiva prodotta e trasmessa da Fox Italia a partire dalla primavera 2007 che, dopo il buon riscontro di pubblico, è giunta ormai alla terza serie.
Brevemente, per chi non ha mai avuto il piacere, le sgangherate avventure di una troupe televisiva all’opera sul set di una plausibile fiction per conto di quella che sembrerebbe essere la Tv pubblica (questo non è un post politico…quindi niente commenti in merito all’aggettivo). Insomma chiamiamolo un esperimento comico di meta-fiction televisiva, eh?
A mio ĤMLě avviso (che il titolo l’ho scritto apposta a questo scopo e poi non so mica come giustificarlo), la serie è davvero ben fatta, o almeno incarna il tipo di comicità che preferisco. Mai pecoreccio e scontato, personaggi e interpreti davvero indovinati anche quando si tratta di piccoli camei (ma anche le comparse lo sono), sceneggiatura corale e curata, battute esilaranti e anche qualche sferzatina politica che davvero non mi aspettavo da una serie televisiva.
Insomma un prodotto “poco italiano”, concetto quest’ultimo che, come sanno bene i suoi ammiratori, è il vero leitmotiv di tanto del suo impianto comico. Ricorsiva e fonte di grasse risate nella storia è proprio la tanto deprecata (perché nessuno se ne sente mai colpevole) consuetudine italiana della raccomandazione, della cerchia di amici a cui se debbono ricambiare “favori” e delle care vecchie corporazioni.
Boris è soprattutto ben recitato. Tra gli attori più rappresentativi: Pietro Sermonti (l’immortale interprete di una delle ultime stagioni di “Un medico in famiglia”…e chi non l’ha visto?) nel ruolo del protagonista della fiction “Gli occhi del cuore” ovvero il grande attore emergente Stanis La Rochelle (Nobel per la letteratura all’ideatore del nome), Caterina Guzzanti nel ruolo di Arianna, l’assistente alla regia dell’immaginaria fiction ma soprattutto l’assistente al regista Renè Ferretti (attualmente il mio eroe preferito) e Alessandro Tiberi, nei panni dello stagista omonimo e volenteroso che si trova catapultato in questa folle realtà lavorativa.
Vengo al punto. Affetto, come tanti, dalla malattia di dipendenza info-nozionistica che cade sotto il nome scientifico di “wikipedismo”, ho potuto appagare le mie voglie “gossippare” in maniera, diciamo, più intellettualistica e radical chic e così ho appreso che (bravo!):
- Pietro Sermonti è figlio di dell’imprenditrice Samaritana Rattazzi, figlia a sua volta di Susanna Agnelli, e di Vittorio Sermonti, scrittore e illustre dantista (solo misero terzo a livello italiano, ritengo, dopo Sapegno e Momigliano…ma che lo ha fatto a fare il dantista, io dico);
- Caterina Guzzanti è, sorprendentemente, sorellina minore dei due totem comici della battagliera inteligenzja progressista e democratica italiana Corrado e Sabina, e figlia del Senatore PDL Paolo Guzzanti. E francamente (grazie Clarke Gable) me ne infischio dei plausibili dissapori familiari delle cene natalizie;
- Alessandro Tiberi, trentenne, principalmente doppiatore (per esempio di Leonardo Di Caprio) figlio dell’“a sua volta” (spericolato, eh?) doppiatore Piero Tiberi (doppiatore dagli anni ’60 in poi di una lista di film che farebbe invidia a Ferruccio Amendola), ha iniziato la sua attività talmente presto che è stato perfino la voce di Ataru Moroboshi nell’indimenticabile e pruriginoso (parlo della mia generazione) anime Lamù.
E rivengo al punto. Ma è mai possibile che l’accesso ad alcune realtà lavorative (specie a quelle che prevedono fama e ricchezza, ma si dovrà convenire che la distribuzione del fenomeno è piuttosto democratica giacché spesso i poveri sono figli di altri poveri) avvenga esclusivamente per via ereditaria o con una chiara connotazione di appartenenza di casta (nda - quella dei potenti in senso lato. Siate creativi, il figlio di un politico può voler fare l’attore e, ahimè, il figlio di un attore può provare l’ebbrezza della carriera politica). O si può rintracciare qualche convincente teoria scientifica che spieghi incontrovertibilmente come mai le capacità artistiche, la voglia di affermazione e, chiamiamolo un savoir faire polimorfico e infallibile per fare successo nella vita (qualunque sia il suo campo di applicazione), si annidino saldamente nelle maglie genetiche di alcune famiglie, sempre le stesse, infrangendo persino la ancestrale credenza popolare per la quale alcune caratteristiche genitoriali “saltano una generazione” (si dice così).
E il punto viene da me (per una questione di alternanza). Perché questa cosa succede anche in una cosa come Boris che prende in giro e si scaglia contro questa medesima cosa?
E ripeto, dobbiamo anche essere contenti. Perché sono tutti molto bravi.
Sono stato smaccatamente scontato, se ne è già parlato tanto, sono stati scritti libri sull’argomento (da giornalisti figli di giornalisti, suppongo) e quindi sfondo una porta aperta.
Ma concedetemi, ve ne prego, il lusso di un barlume di preoccupazione al pensiero di una figlia di Violante Placido interprete di un film sulla generazione dei nati nel 2015. Oppure a quello di un figlio di DJ Francesco a presentare (ah, beata la transumanza tra generi artistici…quasi quanto l’intersettività) la 106ª edizione del Festival di Sanremo, vinta (i bookmaker già accettano scommesse) dalla sesta moglie e mezza di uno dei Gemelli Diversi (almeno una volta c’era la presunta monogamia a salvarci..e i figli d’arte venivano fuori solo dopo lunghe battaglie legali per il riconoscimento…anche delle capacità artistiche, sportive o “totipotenti” che siano) in coppia con i capelli clonati di Biagio Antonacci e Albano (perché lui ci sarà…non delega).
O più semplicemente per quando la figlia di Pierferdinando Casini e di Azzurra Caltagirone (alcuni di questi esseri sono semplici incubatrici tra una catena di comando e l’altra) sarà la prima donna Presidente del Consiglio…
…ça va sans dire…
Non ci facciamo mai mancare un cazzo.
Paolo