Lug 22

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Non si tratta di un lavaggio nel Lete della Storia patria per riemergere fatti di una consapevolezza diversa dei fatti. Non questa volta. Si tratta di un paradosso ma non di quelli a cui ci ha abituato Mr. Berlusconi. Infatti, ci troviamo di fronte a un’operazione che vorrebbe rivangare quanto di buono fatto dal Governo attuale per il Paese e per gli Italiani. Rinvangare questi ultimi anni, riportarli alla memoria perché minacciati da una campagna mediatica, che, a detta di Mr. Berlusconi, oscura ingiustamente l’operato del Governo.

L’imbonitore del tubo catodico prima e del digiale terrestre oggi - anche se è da segnalere una falla nella diga che potrebbe dare un certo qual fastidio - l’affabulatore e stregone che ha l’ardire di governare il nostro Paese, colui che ha fatto della memoria a breve termine l’unica dimensione di ricordo ammissibile nei suoi clienti/cittadini; ora si lamenta di essere vittima di una gogna mediatica che come una droga ingannatrice riduce la memoria degli elettori.

Allora Mr. Berlusconi tuona contro la lesa maesta, lo fa con un urlo istituzionale, mentre come il suo volto cede al tempo e alla matrigna entropia così il suo partito si sfalda sotto i colpi delle correnti, degli spifferi, che fanno tremare il Palazzo e che portano con sé una voglia di pulizia, un’esigenza impellente di ripulirsi la faccia, di essere qualcosa di nuovo.

Mr. Berlusconi è diventato vecchio, è diventato come quella televisione di stato, che le sue di televisioni tanto hanno criticato e combattuto fino alla vittoria. Mr. Berlusconi si è trasformato nel passato della destra italiana e lo ha fatto con un passaggio repentino, una caduta improvvisa. Ha cercato di nascondere l’inevitabile vecchiaia, con ogni mezzo ha tentato di sviarci ma ormai le sue rughe sono evidenti, il richiamo alla memoria ce lo fa vedere come il più noioso dei vecchi, che vive di ricordi e nient’altro.

La destra italiana non ha più bisogno di un mago. Non ha più bisogno di lui. L’incantesimo è concluso, il passato è riabilitato, le zavorre fastisdiose sono state lasciate per strada. Ora la destra italiana ha bisogno di Giustizia, ha bisogno di vestirsi della spada del rinnovamento. Un rinnovamento che si fa cavaliere senza macchia contro la corruzione, contro la mafia, contro quella politica che ha abdicato a se stessa e si è infettata con la criminalità.

La destra italiana, ora che è di nuovo presentabile, che ha un suo vestito per ogni occasione, ora che è istituzione deve riempire di sé un sistema politico senza sostanza, che il mago Berlusconi ha svuotato ad arte.

Tornano allora le parole di Sciascia sui professionisti dell’antimafia. La repressione fascita della mafia non è stata nient’altro che una lotta fra due mafie, fra due sistemi antidemocratici, violenti e illegali. Pensateci bene, sia un fascista che un mafioso non osservano la legge, semplicemente sono la legge, una legge che muta secondo il loro volere e che si ispira ai fantasmi del loro odio.

I recenti fatti di corruzione, i tentativi del mago di difendersi con giochi di prestigio smascherati non fanno parte di uno scontro fra legge e criminalità. Il mago la legge l’ha svuotata, l’ha ridicolizzata, l’ha resa un orpello fastidioso, l’ha legata alla sua persona e ha spianato la strada alla visione mafiosa della legge.

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Chi è in cerca dei Giusti, prende i nomi di Falcone e Borsellino dagli archivi polverosi e li evoca in cerca di eroi come angeli di una nuova Giustizia e di un nuovo Ordine, si batte per affermare la propria mafia su quella vecchia.

In fin dei conti dunque si potrebbe dire: l’Italia è di nuovo dilaniata dalle lotte fra clan, si attende un nuovo padrone.

E credo che chi erediterà i potere, una volta rappreso il sangue delle lotte intestine, avrà il volto di un’Orribile Giustizia. Avrà il volto dell’eroe borioso che salva il suo popolo solo per inseguire i sui mostri, lasciandoci in pasto solo il suo odio e il suo disprezzo per se stessso, che prenderà le forme fittizie e fumose dell’odio contro tanti piccoli simulacri di diversità: la mafia, la corruzione, la cattiva politica.

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Allora cosa rimarrà a noi piccoli virus del nuovo Organismo, della Nuova Italia? Cogliere al volo la possibilità di mostrare che i nemici e i pericoli contro cui si battono i nuovi  eroi non sono altro che mulini a vento. Sorridere della crociata imminente, sprofondarla nel ridicolo e progettare una via d’uscita, un cavallo di Troia, un’astuzia ben congeniata che ci eviti di immolarci insieme agli eroi sotto le mura del nostro stesso odio.

Lyndon

Ott 06

Bersani esce sul Sole 24 Ore con un’intervista d’avvicinamento al vertice del Pd. Di solito mi annoiano parecchio le dichiarazioni dei pretendenti allo scettro della Sinistra parlamentare italiana. Mi annoiano forse perché cedere al malcontento alla lunga ha ripecussioni sul mio stato psico-fisico. Ma oggi ho sfidato le conseguenze e ho letto tutta d’un fiato l’intervista. Be’ sorvolo sulle soluzioni, rigorosamente appena accennate, per scalare qualche punto di popolarità del candidato Bersani e sottolineo invece un accenno - perché le cose si devono dire tutte, subito e alla rinfusa - allo svilimento del Parlamento, ostaggio per Bersani delle pressioni governative e di una maggioranza che del Governo non ne è che un’emanazione sottomessa. Il ruolo di discussione è nel Parlamento ormai ridotto a un flebile rantolio, affermazione condivisibile e vera come quella - suggerita da una domanda - che vede colpevole di tale situazione anche la costante inettitudine dell’opposizione. (Tranquilli però il candidato ci sta lavorando su)

Ora, dopo un se pur breve allarme istituzionale e democratico, dai risvolti di una pericolosità orrofica (ci metterei l’h a orrorifica per forzare ancor più la mano) Bersani invoca una voce virile che dica “ora basta” - ma senza punto esclamativo.

Chiedo: a chi apparterrebbe tale virile voce? A Bersani? Al Pd? All’alleanza di costoro con un centro non ben identificato? E soprattutto il virile come lo si deve interpretare?

A tutta prima ho pensato a reminiscenze latine che in quel virile vogliono il legame con la virtus del vir. Ma per quanto blasonato possa essera un tale significato, rimarrebbe il punto, cioè quale virtù? Quale canone di virilità? E poi, sempre fuggevolmente, dichiarare svilito il Parlamento e invocare una voce virile per riportarne in auge la gloria non suona vagamente filotirannica come espressione o almeno un po’ contraddittoria?

Ma forse, come sempre di sfuggita detto dal candidato, pecco di eccesso di illuminismo e di insufficienza di civismo e non riesco ad affidarmi a una scienza previsiva!

Lyndon

intersettiva.it